10/09/2004

Arnon Grunberg con Bruno Gambarotta


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Arnon Grunberg è un autore olandese che vanta un record difficilmente eguagliabile. Scrittore famosissimo nel suo paese e già tradotto e premiato all'estero, stanco dei favori tributatigli in patria e quasi per fare un esperimento, Grunberg ha pubblicato "Storia della mia calvizie" sotto lo pseudonimo di Marek van der Jagt, ottenendo grandissimo successo e vincendo per la seconda volta il premio come miglior romanzo d'esordio in lingua nederlandese. Lo intervista Bruno Gambarotta.


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Quando Bruno Gambarotta lo paragona a Picasso perché, come faceva il grande pittore, anche lui «fin dove si spinge va», Grunberg in tutta risposta afferma che è un onore essere paragonato a Picasso, che ha cercato di dipingere, ma poi, non avendo grandi doti, ha mollato. In questo modo, con molta ironia lo scrittore olandese risponde alle esilaranti domande del giornalista italiano che gli chiede come mai quasi tutti i suoi romanzi sono ambientati nei gabinetti. Ha forse passato parecchio tempo della sua infanzia sul vasino? Grunberg risponde che il bagno è un luogo molto affascinante e se fosse stato un pittore avrebbe disegnato solo bagni. "Storia della mia calvizie" non è un romanzo autobiografico, racconta l'autore, e Gambarotta non può che confermare, osservando la capigliatura dello stesso. In Germania, ad esempio, si chiama "Amour fou" perché l'editore aveva paura che i calvi si offendessero. In seguito, i due discutono insieme di ambizione letteraria e successo sociale, che possono diventare una prigione. «È per questo che hai cambiato nome?», gli chiede Gambarotta, «Baricco (giusto per citare un nome a caso) mica cambia nome!». «Ma forse Baricco scrive con un nome diverso e noi non lo sappiamo». Questo, insomma, lo stile sarcastico e dissacratorio dell'intero evento. E alla domanda del pubblico sul perché sia diventato scrittore, Arnon risponde che scrive ciò che lui stesso vorrebbe leggere e, quindi, «posso dire che scrivere è sinonimo di leggere».

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