12/09/2004

Eric-Emmanuel Schmitt 


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Eric-Emmanuel Schmitt è noto al grande pubblico per "Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano", la storia di un dialogo tra un giovane ebreo e un anziano droghiere musulmano, ripresa in una fortunata trasposizione cinematografica interpretata da Omar Sharif. Anche nel romanzo epistolare "Oscar e la dama in rosa", recentemente pubblicato in Italia, Schmitt propone, con estrema levità di scrittura, un percorso di conoscenza realizzato nel confronto e dalla trasmissione dei saperi tra le generazioni. Lo intervista il giornalista Fabio Gambaro.


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Alla domanda del giornalista Fabio Gambaro «come nascono le opere che scrive?», lo scrittore francese Eric-Emmanuel Schmitt risponde, ridendo, di non saperlo affatto. Scontato pertanto l'applauso fragoroso, indice di partecipazione totale, del pubblico di Campo Canoa. In realtà, dopo qualche istante, Schmitt spiega che è il sonno il momento rivelatore, la porta verso l'immaginario che fa partorire le mille idee che affollano la sua mente (addirittura confessa di essersi fatto costruire una poltrona reclinabile per i momenti di 'riposo-produttivo'). «E così non faccio altro che obbedire alle idee, al modo in cui vogliono essere rappresentate; gli scrittori in fondo sono solo degli schiavi obbedienti». L'autore si è poi soffermato su temi attuali, quali il fanatismo e il terrorismo che considera vere 'idiozie', sviluppate dalla mancanza di conoscenza dell'altro e del diverso. Quindi Schmitt, filosofo di educazione anti-clericale, lancia un messaggio solidale: aprirsi alle culture diverse per crescere nella vita.

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