12/09/2004

Kader Abdolah


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La condizione dell'immigrato in un paese lontano, lo spaesamento di fronte al comportamento degli abitanti del paese ospitante, la difficile ricerca di identità, il precario equilibrio tra memoria e presente, sono i temi che ritroviamo nei romanzi dell'iraniano Kader Abdolah ("Il viaggio delle bottiglie vuote"; "Scrittura cuneiforme"). In Abdolah, rifugiato politico nei Paesi Bassi, la letteratura acquista valore morale e funzione essenziale di testimonianza, praticata attraverso l'inconsueta adozione della lingua del paese ospite. Lo intervista il giornalista e scrittore Pietro Cheli.


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Italiano
Olandese

«In gioventù avevo due sogni: diventare uno scrittore famoso e diventare presidente. Ma la vita decide sempre diversamente. Improvvisamente mi sono trovato ad Amsterdam, città di nebbia, di pioggia e di freddo. Allora ho inforcato la mia bici e sono andato a scuola. Come ogni emigrato non ho avuto tempo di aspettare»: così Abdolah descrive i suoi primissimi anni in Olanda, paese che l'ha accolto come rifugiato politico. E ancora, sulla lingua: «nella mia scrittura c'è una confluenza tra olandese e persiano: si tratta di un nuovo olandese. E poiché ho studiato fisica e matematica, scrivo con le regole della matematica e con la poesia della lingua persiana». «Noi immigrati abbiamo cambiato i colori dell'Olanda. L'Italia ha ancora paura, ma non può continuare a vivere di una bellezza superflua. Ormai la situazione è pronta per una letteratura ed un cinema fatti anche di altri colori. Sapendo aspettare forse un giorno anche in Iran leggeranno le mie opere i cui i personaggi sono donne e uomini liberi che fanno ciò che vogliono». Per Pietro Cheli - che nell'incontro ha intervistato il romanziere iraniano Kader Abdolah - la sua scrittura è il tipico esempio di come diverse culture possano 'innamorarsi' e di come sia possibile raccontare un mondo in un'altra lingua.

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