12/09/2004

Norman Manea con Leopoldo Carra

2004_09_12_198

La vicenda intellettuale e umana di Norman Manea passa attraverso le grandi tragedie del Novecento europeo. Dopo l'esperienza dei campi di concentramento vissuta da bambino per la sua origine ebrea, e una breve gioventù accesa dalla scoperta della letteratura e dalla speranza nel comunismo, Manea patisce la deriva demagogica e totalitarista del regime rumeno, per imboccare dolorosamente la strada dell'esilio. Più volte candidato al Premio Nobel, l'autore di "Il ritorno dell'huligano" dialoga al Festival con Leopoldo Carra.



L'evento 198 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente era prevista la presenza di Antonio Tabucchi, sostituito successivamente da Leopoldo Carra.

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L'evento si è aperto con le scuse di Tabucchi: ieri sera in un 'assalto' alla cucina mantovana si è procurato un danno odontoiatrico che gli impedisce di parlare e quindi di condurre l'evento. Prontamente è intervenuto Leopoldo Carra, critico letterario che si è precipitato da Milano per presentare Norman Manea, lo scrittore rumeno deportato all'età di cinque anni dal regime filo nazista rumeno. Dopo la liberazione, Manea ha conosciuto una nuova sensazione di esilio in patria a causa degli scontri con gli intellettuali che non avevano il coraggio di opporsi al regime comunista. Da più di vent'anni vive a New York dove ha continuato a scrivere nella sua lingua madre per restare legato alle origini. Nel suo ultimo libro, Manea si racconta definendosi un 'huligano'. Dichiara di non essere un tifoso di calcio ma un individuo che si colloca al di sopra delle lotte politiche. Per l'autore, l'esilio è lo shock più devastante che possa essere vissuto, un evento tragico che tende ad annullare l'individuo. Con il suo lavoro, invece, cerca di estrarre la storia individuale per ripristinare nella letteratura una prospettiva di luce.

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