12/09/2004

PABLO NERUDA, UN OMAGGIO


2004_09_12_199

Quest'anno ricorre il centenario della nascita di Pablo Neruda. Alle numerosissime celebrazioni che in Italia e in tutto il mondo sono dedicate al poeta cileno, Festivaletteratura partecipa con un tributo affidato a Giuseppe Bellini, uno dei massimi esperti italiani di letteratura ispanoamericana nonché traduttore ed editore italiano di moltissime delle opere di Neruda. Conduce l'incontro Paolo Soraci.



L'evento 199 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente era prevista la presenza di Luis Sepúlveda, successivamente sostituito da Giorgio Scaramuzzino.

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Italiano

La pioggia batte forte sopra le parole di Pablo Neruda: sembra che la natura voglia ricordare così la sua poesia. Bellini e Scaramuzzino fanno del loro meglio nel rievocare i versi del poeta cileno, e pare ch'egli sia ancora presente. Neruda avrebbe amato questa pioggia che si riversa copiosa sul terreno: ne avrebbe apprezzato più di tutto il colore trasparente. Lui che la natura l'aveva cantata nel profondo, perché la natura la sentiva scorrere nel sangue, perchè era a lei che aveva affidato il suo cuore. I versi nerudiani tagliano l'aria netti e precisi, carichi di umanità: un ritorno alle radici del canto poetico, in un novecento votato all'avanguardia. «Io sto qui a raccontar la storia», disse, nel desiderio che la sua poesia fosse affissa ai muri fuori dalle fabbriche, attaccata alla terra ed unita alla vittoria dell'uomo contro la miseria. Bellini e Scaramuzzino terminano la lettura, resta un po' di vuoto ora che non piove più: non ha rischiarato, ma per un momento indefinito il cielo non trasuda acqua. Ha già pianto abbastanza.

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