10/09/2005

Leila Marouane


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Emblema della lotta per l'emancipazione femminile in un paese in cui alle donne non vengono garantiti i diritti più elementari, Leila Marouane è una delle voci più originali della letteratura nordafricana, come testimoniano i suoi romanzi tradotti in molti paesi. In "Doppio ripudio", non senza ironia, rivela la drammatica e paradossale legge che governa i matrimoni algerini. La incontra Paola Ghinelli dell'Università di Bologna.


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Introdotta da Paola Ghinelli, Leila Marouane ha incantato il pubblico per la sua bellezza e il suo coraggio, ripercorrendo i temi fondamentali della sua letteratura: la condizione della donna araba e il totale disequilibrio delle leggi algerine, che, incoraggiando il ripudio e tollerando la violenza, riducono la donna alla schiavitù. L'autrice di "Doppio ripudio" ha denunciato il profondo disprezzo, connaturato nelle culture islamiche, della donna araba da parte dell'uomo. Un disprezzo sperimentato di persona all'interno della propria famiglia, e pagato con aggressioni fisiche psicologiche durante la sua attività di giornalista militante. «La scrittura è un destino» ha affermato la Marouane, «se fossi nata in un paese tranquillo, dove non manca l'acqua ed esiste la parità fra i sessi, sarei diventata scrittrice comunque». Ma la sua scrittura nasce dal vissuto di un paese profondamente contraddittorio, che da una parte supporta l'emancipazione femminile tramite la cultura, dall'altro la vincola con un diritto di famiglia unico nel mondo arabo. Nonostante il suo impegno in favore delle donne, Leila Marouane rifiuta le ghettizzazioni letterarie implicite in definizioni come 'scrittura femminile'. C'è una scrittura femminile molto virile e scrittori uomini che hanno fatto propria la voce e la causa delle donne come Faulkner e Capote. «Questi stereotipi non fanno per me. L'importante non è essere uomini o donne, ma essere e restare in armonia con se stessi».

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