10/09/2005

Ashley Kahn con Franco Fabbri e Claudio Fasoli


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«Durante quelle registrazioni stavamo bene, ma non avevo la minima idea che ciò che stavamo facendo sarebbe sopravvissuto così a lungo». Le parole di Bill Evans si riferiscono a "Kind of Blue" di Miles Davis, a cui Ashley Kahn ha dedicato una delle sue fondamentali monografie. Firma tra le più prestigiose di Rolling Stone e del "New York Times", Kahn ha dedicato la sua vita allo studio della musica jazz, raccogliendo numerosi documenti sonori e visivi. Kahn ripercorre al Festival la straordinaria storia di questo genere musicale, soffermandosi in particolare su "A love supreme" di John Coltrane. Lo intervista il critico musicale Franco Fabbri. Ai sassofoni Claudio Fasoli.


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Il rumore della puntina che graffia il vinile apre l'incontro con Ashley Khan. Le note del primo movimento di "A Love Supreme" (1965) di John Coltrane creano quell'atmosfera calda propria del grande jazz. Guidato dal critico musicale Franco Fabbri, l'autore americano rivela che per parlare di John Coltrane non si possono che usare parole religiose, e non a caso il grande saxofonista concepì "A Love Supreme" come «un regalo a Dio». Khan, attraverso le musicalissime pagine della sua monografia, narra l'irrequietudine del fraseggio di J.C. e il processo creativo di uno dei brani più rivoluzionari della storia del jazz. Tre pezzi di Coltrane, eseguiti dal saxofonista jazz Claudio Fasoli, mostrano il carisma del maestro americano. Khan entusiasma la platea regalando la proiezione di un documento datato 1965 proveniente dal Festival della Musica di Antibes: l'unica esecuzione video integrale di "A Love Supreme" con Coltrane al sax. E non si può che lasciare il Bibiena con in testa quelle quattro celebri note... «A-love-su-preme | A-love-su-preme».

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