06/09/2006

Mariella Mehr con Anna Ruchat

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Nella poesia delle "Notizie dall'esilio" la luce è una forza che contrasta la visione interiore, una furia che acceca l'occhio rivolto all'eternità tracciando una «pista» che incide sotto la pelle e scuce fino al midollo il buio salvifico dell'esiliata. Attraverso il dialogo e la lettura dei testi Mariella Mehr e Anna Ruchat, sua traduttrice, circoscriveranno il non luogo di un linguaggio espressionista fino allo spasimo.


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Il secondo evento di questo decimo Festivaletteratura si è tenuto nel fresco della Chiesa di Santa Maria della Vittoria: sotto il legno scuro delle grosse travi e tra i muri chiazzati da brandelli di affreschi, Anna Ruchat ha introdotto la poetessa rom Mariella Mehr. La sua arte (poesia e prosa) è profondamente intessuta dalle persecuzioni e dagli orrori («facciamo sempre gli stessi orrori», sbagliò l'autrice, intendendo 'errori', lapsus più che mai significativo) subito dal popolo zingaro, nella Svizzera che tra gli anni '26-'72 aveva istituito una organizzazione che mirava alla estirpazione, anche tramite sterilizzazione, dei rom. In questo senso, la sua, secondo le parole della Ruchat, è «una sorta di teologia dell'esilio» in cui la parola «allunga delle radici aeree nella storia e nella cultura di un popolo»: le letture si sono così dipanate da testi del suo ultimo libro, a quelli ancora da pubblicare, fino a poesie di un'altra poetessa, Nelly Sachs, un'ebrea esule in Svezia.

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