10/09/2006

POSSIBILE E IMPOSSIBILE NEL LINGUAGGIO E NELLA COGNIZIONE


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Perché l'idea di dare un nome all'insieme costituito da un cane e dal suo osso (un 'canosso'?) ci sembra bizzarra? Che cosa fa sì che alcune cose sembrino del tutto impossibili mentre altre sono per noi pacificamente possibili? I filosofi hanno inventato molti oggetti esotici o dai nomi esotici (come le 'stavole' o le 'spersone'), o situazioni immaginarie per testare i limiti della nostra concettualizzazione del mondo. Di recente le neuroscienze cognitive e in particolare la linguistica hanno mostrato in che modo si possa spiegare perché certe cose possono apparirci più accettabili di altre. Ne parlano Roberto Casati, studioso di ricerche cognitive e direttore di ricerca del CNRS ("La scoperta dell'ombra"), e il linguista Andrea Moro ("I confini di Babele").


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Italiano

Il microfono rimbomba, lo schermo per le proiezioni multimediali ha il broncio, ma l'incontro con Andrea Moro e Roberto Casati parte lo stesso. Per l'eco ci pensa il pubblico, al «Si sente adesso?» di Andrea Moro il coro risponde «No!», «Si!». Moro parla con ironia ed espansività dell'importanza del linguaggio e della sua comprensione, tema che fa da sfondo all'incontro. Si definisce sabotatore di grammatiche e ci racconta esperimenti, ipotesi che si sono rivelate nel tempo valide o errate. Sorpresa! L'interessante incontro può continuare spedito perché il proiettore dà segni di vita. Ci si immerge, piacevolmente condotti a scoprire che l'unico modo per studiare le lingue impossibili è insegnare le lingue straniere introducendo regole linguistiche impossibili all'insaputa del soggetto, precedentemente selezionato. Roberto Casati è il secondo protagonista e conclude dicendo che si sa molto della visione cognitiva dei colori e poco della cognizione degli oggetti, ma le influenze linguistiche non sono coinvolte: quello che vediamo non dipende più di tanto da come parliamo. Le domande sono numerose, il pubblico chiede spiegazioni e suggerimenti. Bravi, li avete conquistati.

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