06/09/2007

DEI "TACITI FURORI"
. Il "Breve canzoniere" di Tommaso Landolfi


2007_09_06_041

Landolfi, scrittore schivo e appartato, insofferente delle mode e dei meccanismi preposti al raggiungimento della fama e del successo, è considerato dalla critica fra i massimi del Novecento, non solo italiano. Alla sua opera Festivaletteratura dedica:
 -una conversazione con la partecipazione di Idolina Landolfi, Rodolfo Sacchettini, Fanny Alexander coordina Luca Scarlini;
 - la lettura K.313 da "Breve canzoniere" di Tommaso Landolfi
 con Marco Cavalcoli e Chiara Lagani; orchestrazione: Luigi de Angelis; produzione: Fanny Alexander
 Si ringraziano Idolina Landolfi, Rodolfo Sacchettini e Sofia Vannini


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Italiano

Nella sala del teatro Ariston le luci sono spente, sul palco, debolmente illuminato, ci sono Fanny & Alexander. L'atmosfera c'è, una microcamera proietta gli attori, la prospettiva si duplica. In un attimo la patina accademica del dibattito introduttivo si slava. Si sa, Landolfi è complesso, soprattutto il Landolfi del "Breve Canzoniere", un arcuato prosimetro che alterna una serie di sonetti ai loro commenti, un rapporto dialogico tra due voci incorporee. Ma qualcosa riesce ad emergere, il dialogato delle due voci si intreccia alla sonata "K.313" di Mozart, il resto è teatro, le parole si fermano qui. La scena è scura, le luci basse, due tavolini, due sgabelli e un enorme schermo bianco creano il vuoto sulla scena. Entrano un uomo e una donna, vestiti di nero. Il tutto è irreale e calmo. Prima sommesse, poi amplificate iniziano a fluire le parole. Parole che sono tutto, parole dense che prendono il posto dei corpi, che si confondono nell'atmosfera buia della sala. In "K.313", tratto dal "Breve Canzoniere" di Tommaso Landolfi, il dialogo tra i due personaggi, un poeta e la sua amante, è il vero protagonista. Parole articolate che diventano un unico monologo perché unico è il poeta e il suo tormento che coinvolge e sommerge tutta la sua vita. Parole che parlano d'amore e d'ansie, tormenti e ossessioni letterarie che determinano la creazione poetica. Il tormento è però vissuto in due, in un dialogo che non si esaurisce nella domanda e nella risposta ma che Landolfi articola in una sinfonia musicale che prende consistenza ed emerge come unico principio che tutto comprende. «Risaliamo il corso del tempo, del nulla... risaliamo le fatali scale». Il viaggio che Landolfi ci propone è il viaggio verso la fine della vita, è una riflessione che non conosce passato né futuro perché tutto mette in discussione e nella quale solo la musica, «l'arte di dire tutto senza dir niente», è capace di ricomporre ogni elemento, ogni sensazione, ogni emozione o sofferenza al suo posto.

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