09/09/2007

MUMBAI. IL DISORDINE DEL MONDO


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«Credo che la cultura sia di per sé un fatto dinamico (...) Non vedo necessariamente la modernità e la tradizione come due cose opposte». Vikram Chandra vive tra Mumbai e Berkley. L'India narrata nei suoi romanzi sembra un paese in cui le spinte moderniste e la cultura tradizionale si mescolano, creano nuova complessità, senza però entrare mai realmente in collisione. L'autore di "Giochi sacri" ne discute con il giornalista Alessandro Zaccuri.


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Può un libro concludersi, ma non finire? "Giochi sacri" sembra dare proprio questa impressione ad Alessandro Zaccuri, giornalista de "L'Avvenire", faccia a faccia con Vikram Chandra, scrittore di origini indiane, accomunato, nella predilezione per la lingua inglese nella creazione di storie, ad Anita Desai e Salman Rushdie. È proprio dalla sua ultima opera 'incompiuta' che la conversazione prende avvio: 1179 pagine per raccontare la modernità di una città, Mumbai, vera e indiscussa protagonista, ricca di contraddizioni e sfumature, in cui l'unità nominale imposta sulla varietà dei modi di dire e chiamare non riesce a contenere la complessità dei volti, degli umori, dinamiche e impulsi solo parzialmente rappresentate dai movimenti politici. La stessa complessità che caratterizza, nella realtà indiana (i mafiosi con un controllo assoluto sui vari settori della società, primo fra tutti la produzione cinematografica) come in quella letteraria (il gangster Gaitonde) i 'personaggi negativi', la cui straniante normalità, il cui ordinario modo di vivere, così simile al nostro, finisce per spiazzare più di qualsiasi altra efferata crudeltà: così, nelle pagine di Chandra, bene e male finiscono per confondersi, nella convinzione che in ciascuno di noi alberghi tanto il cittadino rispettoso delle leggi quanto il feroce aguzzino. Vikram Chandra, scrittore, giornalista e programmatore di computer, ha vinto prestigiosi premi letterari e i suoi libri sono già stati tradotti in molte lingue. Il suo primo romanzo, "Terra rossa e pioggia scrosciante", uscito nel 1995, ha suscitato grande clamore sia in India che negli Stati Uniti. Nel suo ultimo romanzo, "Giochi Sacri", crea un affresco potente e grandioso di una delle metropoli più complesse e avvincenti della contemporaneità: Mumbai. La scelta di restituire alla città il suo antico nome, nata dalla volontà del partito conservatore di auspicare un ritorno alle antiche radici, per Chandra, assume una connotazione negativa e restrittiva, «poiché non è possibile riassumere e limitare in un solo nome le sfumature di ogni cultura presente in città e nell'intera India». Mumbai è il crogiuolo di una contemporaneità globalizzata che però reca in sé radici antichissime, le proprie radici d'oriente. Nel melting pot culturale della città, si snodano le vicende e le esistenze dei due protagonisti: l'uno, il bene, l'ispettore sick della polizia, Sartaj Singh, l'altro, l'incarnazione del male, Ganesh Gaitonde, il temutissimo imprenditore gangster. Sartaj e Ganesh, due personaggi in opposizione, in continuo contrasto tra di loro e nei confronti di Mumbai. L'ispettore, vive e lavora in una città che oltre a fargli dono della sua sensuale bellezza, lo aggredisce con una violenza e una corruzione alle quali non si è mai assuefatto e contro le quali non riesce a segnare significative vittorie. Ganesh, lo spirituale gangster, che conduce una vita talmente normale da spiazzare, è dotato di un fascino tale da far innamorare del personaggio non solo i lettori, ma anche la moglie stessa di Chandra. L'eterna contrapposizione tra forze del bene e forze del male raccontata nelle mille contraddizioni di una città che vive del presente e al tempo stesso si mette in ascolto dell'eco indistinta di miriadi esistenze e vicende passate. Mumbai, il disordine del mondo.

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