09/09/2007

SCONSIGLI DI LETTURA


2007_09_09_213

Come diceva Montaigne: «Si dimenticano tutti i libri, anche quelli che abbiamo scritto noi stessi». E dunque, perché sentirsi in colpa se non riusciamo a finire un libro, tanto più di una persona che non conosciamo nemmeno? Pierre Bayard, docente di letteratura alla Sorbona ed autore di "Come parlare di un libro senza averlo mai letto", prende di mira l'obbligo sociale della lettura e suggerisce ai (non) lettori tutti i modi per non sfigurare in pubblico, risparmiandosi la fatica di ore passate sui libri. Ne parla il giornalista Piero Dorfles.



L'evento 213 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente era prevista la presenza di Pierre Bayard.

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Campo Canoa. Sul tavolo sopra il palco c'erano due nomi: Pierre Bayard e Piero Dorfles. Ma alle cinque e mezza, ora di inizio degli "Sconsigli di lettura" solo uno dei due si è presentato. Dorfles. L'autore di "Come parlare di un libro senza averlo mai letto" è assente. Dorfles ha voluto lasciare comunque i due nomi, e non solo. Se Bayard ha scritto un libro sui libri non letti, Dorfles è capace di fare anche il personaggio che non c'è. Si può andare avanti. Ma è una cosa seria: quando è a destra del palco è lui stesso, quando invece è alla sinistra interpreta l'autore francese. Due posizioni geografiche che rispecchiano quelle mentali: Dorfles difende la lettura dei libri mentre Bayard ne predica la non-lettura. Tra scambi di opinioni semiserie e frecciate tragicomiche si disegnano i tratti di un mondo, quello della lettura, non sempre ufficiale. E si tracciano i trucchi del mestiere di colui che i libri li compra, li maneggia, li usa, perché proprio non può leggerli. Se ne parla nelle librerie, se ne scrive sui giornali, se ne discute persino nelle lezioni universitarie di letteratura. Tutti i lettori, amatoriali e professionisti, si sentono coinvolti dal titolo paradossale di questo libro: "Comment parler des livres que l'on a pas lus". Come sulle orme de "Il piacere del testo" di Barthes e del più recente "Come un romanzo" di Daniel Pennac, il nuovo invito alla lettura e non-lettura di Pierre Bayard scioglie alcuni tabù sociali e ribalta il senso del leggere. Forse i lettori francesi, costretti dalla loro tradizione a lunghissimi romanzi, si sentono capiti da questa voce che li rassicura: non ci si deve ricordare tutto di un libro letto. Anzi, non si deve più parlare dei libri 'letti'. Perché «ogni lettura è una forma di ri-lettura», che ne personalizza e ne rinnova i contenuti. Anche ai lettori specialisti, ai quali duole confessare le proprie lacune, Bayard spiega, nel suo libro, come poter parlare proprio 'come se' si fosse letto tutto, rimandando ad altro luogo il piacere della vera lettura, tutta interiore e di fantasia. Proust diceva che «ogni lettore quando legge è lettore sopratutto di se stesso». E quale miglior pubblico di quello del Festival può cogliere l'importanza di una tale lettura, che si autorizza ora ad essere mutevole e ininterrotta? A Mantova, città popolata da lettori appassionati e liberi, il primo diritto è proprio quello di leggere. E di smettere di leggere, qualche volta, per ascoltare e parlare dei libri.

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