05/09/2008

MAGIE DEL REDATTORE
. Dal testo al libro


2008_09_05_078

Come da un manoscritto nasce un libro? Per quali percorsi? Chi, oltre all'autore, ne è l'artefice? Domande per dialogare con Paolo De Benedetti, tra i maggiori protagonisti dell'editoria italiana degli ultimi 50 anni, sulle magie del lavoro redazionale, tra aneddoti, esperienze e interrogativi teologici.


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Italiano

Teoricamente doveva essere un pomeriggio tra editoria e teologia. In realtà, quello ospitato dal cortile della biblioteca Baratta è stato molto di più.
Ospite Paolo De Benedetti, in bilico tra la sua figura di direttore editoriale e consulente per molte case editrici, e quella di grande biblista. Intervistatore per l'occasione Ilario Bertoletti, direttore editoriale della "Morcelliana" e insegnante di editoria.
Con premesse come queste è praticamente impossibile annoiarsi: un'ora e mezza è volata mentre una delle voci editoriali più rinomate racconta del suo arrivo alla Bompiani e del suo apprendistato come scrittore di voci teologiche per il "DILEBO", ovvero il "Dizionario letterario Bompiani".
E mentre si parla del suo passato è impossibile non entrare direttamente nella storia dell'editoria italiana, quella dei «veri editori in carne e sangue» come Arnoldo Mondadori, Giangiacomo Feltrinelli e lo stesso Valentino Bompiani, persone i cui gusti e preferenze entravano in ogni settore dell'azienda.
Viene naturalmente un sorriso quando racconta di aver stilato una lista delle frasi da evitare nella stesura del dizionario, come «lasciò interessanti memorie» e «governò saggiamente». Risate quando ricorda la grappa accettata da Sergio Morando in cambio dei diritti di un libro, o che per leggere in pace i cataloghi di libri stranieri era costretto a rinchiudersi con Umberto Eco nel gabinetto.
Un passo nell'editoria e uno nella teologia, con il "Settantunesimo senso", il rapporto con il libro e con la Bibbia «unico libro perfetto, visti gli ottocento anni di correzione bozze».
Con le domande del pubblico si finisce per discutere di errori grammaticali e refusi, di libri oggetto e di libri editi solo per ragioni commerciali, ma anche di giovani autori che vorrebbero farsi conoscere e di giovani con l'amore per l'editoria che vorrebbero lavorare in questo campo. La parola d'ordine pare essere «passione». Basterà?

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