06/09/2008

IL PAESE DELLE ANIME ERRANTI


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«Per me il cinema è testimonianza. Un lavoro fondato sull'ascolto, inquadrato all'altezza di ogni individuo». Così Rithy Panh, nato nel 1964 a Phnom Penh, in Cambogia, descrive il suo lavoro di scavo nella storia recente del suo paese. Un'operazione dolorosa e necessaria affondata nell'esperienza personale del regista, che giovanissimo subì i rigori della dittatura sanguinaria dei Khmer Rossi. Dopo il successo internazionale di "S-21 - La macchina di morte dei Khmer Rossi", Panh ha girato "La carta non può avvolgere la brace" un'indagine delicata e difficile nel mondo della prostituzione femminile in Cambogia. Dai due film sono nati due libri, che ne rielaborano il lavoro di preparazione. Incontra il regista cambogiano lo storico Marcello Flores.
 All'incontro seguirà la proiezione del film "La carta non può avvolgere la brace" (v.o. con sottotitoli in italiano).


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Al Teatreno Marcello Flores presenta il regista cambogiano Rithy Panh. Si parla del suo paese e dei problemi di uno stato che non dà alcuna garanzia alla famiglia né ai giovani. Panh inizia a parlarne attraverso un paradosso: «La Cambogia ha una crescita del PIL annuale pari al 7%, tra le più alte al mondo. Allo stesso tempo è uno tra i paesi più poveri!». La ricchezza è distribuita male e gli strati più bassi sono i più indifesi. Il regista, attraverso i suoi film e soprattutto attraverso "La carta non può avvolgere la brace", dà voce ad una delle categorie più indifese del suo paese: le prostitute. Perché solo creando una memoria, documentando, si possono fare esistere e denunciare certi soprusi. Subito dopo l'intervento si spengono le luci e la pellicola inizia a scorrere. Un film duro, crudo, e allo stesso tempo piacevolmente commovente. La macchina da presa dirige l'occhio del regista non tanto sulla strada, ma all'interno di quelle case evanescenti in cui vivono quelle giovani ragazze costrette a vendersi. Droga, malattia, nullità della vita e terrore della violenza vivono in quei dialoghi instancabili, che il regista documenta da vicino. Un film intimo e disarmante per un regista dall'umanità infinita.

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