06/09/2008

Jeanette Winterson con Peter Florence

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«Sono cresciuta ascoltando storie. (...) Questo mi ha insegnato a memorizzare quei racconti e anche a considerare una storia come un talismano che puoi portare in tasca e raccontare a te stesso quando ne hai bisogno. (...) E ho sempre pensato che se fossi riuscita a raccontare me stessa in quel modo, avrei conquistato la libertà. Perché se sei una storia puoi sempre cambiare il tuo destino (...). La vita, invece, ha un finale già scritto». Jeanette Winterson, autrice di libri di culto come "Scritto sul corpo" e "Non ci sono solo le arance" e del più recente "Gli dei di pietra", torna dopo una lunga assenza a Festivaletteratura. La incontra Peter Florence.


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«Il potere liberatorio dell'amore». Ecco quello che professa Janette Winterson nel suo incontro a Palazzo D'Arco.
Fiducia in sé, nel proprio modo di scrivere e nel proprio linguaggio. Passa veloce l'ora con Peter Florence (menzione d'onore all'interprete, il quale ha tradotto per entrambi senza quasi prendere appunti, mantenendo tutta l'emozione che vibrava nelle parole dall'autrice), ed è un'ora all'insegna della speranza e della forza.
A parlare è una giornalista, scrittrice di romanzi e di fiction, con l'amore per la libertà di parola e l'odio per le etichette.
È vero, i problemi ci sono eccome, partendo da quelli della Terra. L'impegno ecologico e sociale che emerge dal suo ultimo libro riaffiora immediatamente. La Winterson si arrabbia quando si dice che nel prossimo futuro l'unica soluzione sarà «colonizzare lo spazio». «È come se un bambino piccolo, dopo aver sporcato la propria stanza, decidesse di andare a vivere da un'altra parte. Dobbiamo stare qui e rimboccarci le maniche».
Tante sono le domande dal foltissimo pubblico, soprattutto sulla sua straordinaria sensibilità e delicatezza nelle scrivere, e mentre Florence l'elogia per la «brillantezza nel ribaltare il classico», in molti notano la grande influenza di Virginia Woolf nelle sue pagine, influenza che lei stessa di buon grado ammette di aver subito.
Un ultimo appello: «Senza immaginazione non c'è speranza, e l'arte in questo ci influenza molto. Abbiamo bisogno di gente immaginativa! Arte, cuore e cervello!» E in barba al pessimismo generale, se lo dice la Winterson...

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