07/09/2008

BILAL. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini


2008_09_07_221

Regia di Gualtiero Bertelli


Fabrizio Gatti ha attraversato il Sahara sugli stessi camion che trasportano clandestini. Si è fatto arrestare come immigrato clandestino vivendo sulla propria pelle l'osceno trattamento riservato agli immigrati nei centri di permanenza temporanea. Ha scoperto i nomi, le alleanze e le complicità di alcuni governi che non fanno nulla contro il traffico di schiavi, anzi, ci guadagnano. Questa storia ha incontrato i canti e le musiche di Gualtiero Bertelli, ispirate ai repertori dei paesi di provenienza dei nuovi schiavi. Fabrizio Gatti: voce narrante; Gualtiero Bertelli: chitarra, fisarmonica, voce; Maurizio Camardi: sassofoni, duduk, flauti etnici; Paolo Favorido: pianoforte, tastiera, armonium indiano; Rachele Colombo: voce, chitarra, mandola, percussioni; Guido Rigatti: contrabbasso, violoncello, oud, voce.


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Italiano

La musica sul palco dell'Ariston inizia in modo allegro, perché coloro che saranno i cosiddetti clandestini, iniziano il loro viaggio dal Senegal all'Italia pieni di speranza. Tuttavia, questa speranza si trasforma poi in fatica e sofferenza, sangue e morte. Fabrizio Gatti ha cercato di vivere la loro vita, e lo racconta a noi europei, che nulla, o quasi nulla, sappiamo dell'Africa, delle prove che devono affrontare questi uomini e dei trattamenti assurdi e barbari che subiranno una volta giunti alla meta agognata. La musica di Gualtiero Bertelli, Maurizio Camardi, Paolo Favorido, Rachele Colombo e Guido Rigatti è suggestiva e arriva al cuore; le parole di Fabrizio Gatti sono chiare, dirette, e colpiscono dritto nel segno, facendo sì che le immagini che si susseguono sullo sfondo (come quelle degli sbarchi dei clandestini, a cui ormai siamo abituati) vengano viste con occhi diversi. Ed è proprio questa la richiesta che gli è stata fatta in viaggio nel Sahara, far sapere al mondo ciò che stava vedendo e vivendo, poiché «l'unica salvezza per noi è che voi sappiate».

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