10/09/2009

CON LO SGUARDO RASOTERRA


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La letteratura con la panoramica al contrario (un modo di vedere le cose e di raccontarle, con lo sguardo che parte da rasoterra, come quello del cane) per mettere in scena la vita di provincia e il punto di vista delle persone comuni, e l'uso di una lingua 'bassa', commistione insieme raffinata ed efficace di italiano e dialetto è quello che accomuna due narratori con effetti completamente diversi: ironico ed esilarante per Paolo Colagrande ("Fideg", "Kammerspiel"), poetico e quasi naif per Gisela Scerman ("Vorrei che fosse notte"). Conduce Simonetta Bitasi.


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Italiano

Nell'atmosfera classica e 'severa' del Liceo Virgilio, Paolo Colagrande e Gisela Scerman hanno raccontato al pubblico presente il loro modo di approcciarsi alla scrittura.
Pur scrivendo romanzi molto diversi tra loro, questi due scrittori sono infatti accomunati dal fatto di rendere protagonisti dei propri lavori la vita quotidiana della provincia e il punto di vista delle persone comuni. Sia Colagrande che la Scerman si sono detti convinti che il loro stile sia stato profondamente influenzato dall'esperienza degli anni vissuti non in metropoli, ma in paesi o piccole città, ancora lontane dal mondo globalizzato e multi-etnico dei grandi centri.
Prendendo spunto dalla lettura di stralci dei loro lavori ("Fideg" e "Kammerspiel" per Colagrande, "Vorrei che fosse notte" per la Scerman) i due autori hanno inoltre affrontato i temi del rapporto scrittore-lettore (rapporto per entrambi molto labile) e del rischio frequente (sarà capitato anche a voi che leggete queste righe) di identificare l'autore con il protagonista del suo romanzo.
Anche se, come dice anche Caulfield nel "Giovane Holden" «Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira», non bisogna dimenticare che la persona che si andrà a incontrare è diversa dal personaggio letto. Meglio saperlo prima, per evitare delusioni.

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