10/09/2009

Patrizia Valduga con Gianfranco De Bosio

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Patrizia Valduga, come ha scritto Luigi Baldacci, «ha fatto sua la crisi di linguaggio della poesia moderna. Non è un poeta in crisi, ma un poeta che parla con la crisi, servendosene». Intorno ai temi dell'eros, del dolore e della morte si sviluppa tutta la sua produzione poetica, dalla prima raccolta "Medicamenta" alla più recente "Lezione d'amore", in un incessante lavoro di costruzione e ricostruzione metrica e linguistica che annette anche le parole dei poeti più amati a servizio di un'espressione dura, malinconica, sarcastica, straziata. La incontra il regista Gianfranco De Bosio.


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Italiano

L'evento, che vede protagonista Patrizia Valduga con Gianfranco De Bosio, comincia come un incontro tra amici, frasi di cortesia, ricordi e poi una breve presentazione degli scritti dell'autrice. 
«Tutto quello che ho da dire l'ho scritto. Posso leggere adesso?» irrompe rivolgendosi al pubblico «Chi volete ascoltare? Raboni, Manzoni, Prati, Pascoli, li conosco tutti a memoria!».
L'evento finisce. Comincia la poesia. Perché non è stata una conferenza, un colloquio o una presentazione ma un vero e proprio spazio poetico quello che è riuscito a creare Valduga. Non si è parlato di poesia, la si è invece vissuta tra i suoi balzi di umore, le sue elegantissime presunzioni e i suoi scostanti preziosismi.
Si alza senza preavviso, trasportata da una forza e da una decisione che venivano da lontano. Si avvicina al microfono, supina, mani dietro la schiena.
Pausa.
E la sua voce recita Raboni: «Sto fermo / come sta fermo un albero / su cui sta fermo un ramo / su cui sta fermo un passero». Il pubblico è letteralmente estasiato, preso da parole talmente avvolgenti da divenire parola lui stesso.
Grazie alla sua voce i versi si fanno versi, non saprei dire come, non posso, non c'è un come.
È così e basta, come il sole che nasce al mattino e tramonta ogni giorno di sera. Il più naturale dei fatti eppure il più straordinario degli eventi. Il ritmo trattenuto, l'accento ricercato, la respirazione appesa. Tutto questo, eppure non basta a dire tutto. La sua vita gettata sul pubblico e le braccia aperte e il silenzio di chi la ascoltava. Si distingue una frase senza nome: «Sei meravigliosa!»; non l'aveva detto nessuno, l'avevano pensato tutti.

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