12/09/2009

L'EUROPA VISTA DALL'AMERICA,
 L'AMERICA VISTA DALL'EUROPA

2009_09_12_154

Da una sponda all'altra dell'oceano, Europa e Stati Uniti si osservano da sempre. Tra stima e diffidenza reciproca, c'è forse anche un diverso modo di guardare il mondo che distingue il vecchio dal nuovo continente. Mario Calabresi, direttore de "La Stampa" con una lunga esperienza di corrispondente dagli Stati Uniti ("La fortuna non esiste"), e Jeff Israely, per molti anni inviato del "Time" in Italia ("Stai a vedere che ho un figlio italiano"), si mettono a confronto alternandosi nel ruolo di osservatore e di osservato.


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Approfondimento evento 154 Alla vigilia della chiusura della tredicesima edizione di Festivaletteratura, il Cortile delle Cavallerizza vede come protagonisti due grandi firme del giornalismo internazionale: Mario Calabresi, direttore de "La Stampa" dall'aprile 2009, e Jeff Israely, americano, corrispondente da Parigi per "Time Magazine". I due colleghi si conoscono da tempo ed hanno già collaborato, sono qui per presentare i loro libri, due «ritratti incrociati» che fanno l'uno del Paese dell'altro. Calabresi in "La fortuna non esiste" racconta di quegli americani che, già a cavallo della scorsa campagna elettorale, annaspavano impantanati in una crisi che li stava seppellendo velocemente. Convinto di trovare persone distrutte, scopre invece persone che vogliono una seconda chance, che si rimboccano le maniche, inventandosi una nuova vita dopo aver perso il lavoro e la casa dall'oggi al domani. Sono storie che non rappresentano solo episodi individuali, ma racchiudono in sé una doppia valenza: è infatti in discussione il principio fondatore di un'intera nazione, quel diritto alla «ricerca della felicità», sancito a chiare lettere dalla costituzione. L'evento non è preparato, non c'è un moderatore, ma non serve, perché sembra di assistere alla rimpatriata di due vecchi amici. Italia e USA emergono da schizzi veloci, ma che colgono l'essenziale e che si fanno strada tra divertenti aneddoti personali condivisi generosamente con un pubblico accorso in massa. Jeff Israely con "Stai a vedere che ho un figlio italiano" testimonia la sua storia. La storia di chi, innamoratosi di una donna italiana, la sposa e con lei si trasferisce a Roma, dove rimarrà per dieci anni. Un romanzo autobiografico che si preannuncia molto divertente, ma che, come accenna il figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato da alcuni esponenti di Lotta Continua nel 1972, ha un «finale agrodolce». Israely infatti nel 2007 decide di trasferirsi con la famiglia in Francia, a Parigi. Lo fa per i figli, dice. Jeff e la moglie avevano bisogno di cambiamento, «e in Italia non è possibile cambiare, è uno Stato fermo, immobile» afferma a bassa voce, quasi vergognandosi. «E ora?», chiede al suo interlocutore «come vedete l'America, come giudicate Obama e l'opposizione violenta, a tratti razzista, che sta subendo?». La risposta non si fa attendere: «L'Europa guarda all'America con occhio attento e severo, concedendole però 'un'apertura di credito'. Vuole capire quale sia il suo vero volto: è forse quello bigotto, conservatore e violento del governo di Bush? L'elezione di Obama è stato un caso isolato?». La posta in gioco è molto alta, e la soluzione sarà dettata dalla riuscita o meno della presidenza di Obama.

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