09.09.2010 - Annali di storia

DALLA POCA SOCIETÀ NASCE CHE NON V'HA BUONA SOCIETÀ. L'affascinante e ingannevole dibattito sul 'costume degli italiani'

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«Dalla poca società nasce che non v'ha buona società e che quella poca nuoce al morale (...). Gli usi e i costumi in Italia si riducono generalmente a questo, che ciascuno segua l'uso e il costume proprio, qual che egli si sia». Così scriveva nel 1824 Giacomo Leopardi nel "Discorso sopra lo stato presente del costume degli italiani", facendo derivare una sorta di «inferiorità etica» del paese dalla assenza di una «società stretta»: di una vera classe dirigente, potremmo dire con qualche forzatura. Il "Discorso" è ancor oggi il riferimento di fondo di ogni discorso sul «carattere degli italiani» (ove non si risalga a Guicciardini o a Machiavelli). Ma questo «carattere eterno» esiste davvero? Riassume e spiega realmente la nostra storia, sino a quella recente? Oppure per capire l'Italia di oggi dobbiamo volger lo sguardo a vicende molto più vicine, connesse alla modernizzazione del paese e a quella «mutazione antropologica» di cui parlava Pier Paolo Pasolini?

Sempre più di frequente ci sentiamo spiazzati di fronte agli eventi di oggi, come se fossero totalmente «nuovi». Uno sguardo a quanto è successo solo pochi decenni fa può invece risultare di grande aiuto per capire quello che stiamo vivendo. Con gli "Annali di storia", Festivaletteratura propone la lettura di alcune questioni del mondo contemporaneo alla luce di documenti e testimonianze del recente passato.


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Italiano

«Leggere correttamente il passato per non rimanere paralizzati di fronte al presente». Il ciclo "Annali di storia" si apre con questa proposta immediatamente accolta nelle sale del Seminario Vescovile: il professor Guido Crainz, stimolato dall'ottimo Juri Meda, ottiene l'attenzione del pubblico con una riflessione sugli italiani, il loro carattere, il loro destino. Per capire se la mancanza di etica pubblica ci ha sempre caratterizzato e continuerà a farlo, il percorso è lungo: dal 1824, anno deI discorso di Giacomo Leopardi, fino agli articoli di Giorgio Bocca, «l'italianità» si rivela una giustificazione insufficiente ai problemi irrisolti del nostro Paese.
Spostando l'attenzione sull'attualità, gli autori si confrontano con una platea vivace ed efficacemente coinvolta nel trovare una spiegazione al perché non siamo stati capaci di affrontare i principali rovesciamenti della storia recente, senza escludere nessuno dal banco degli imputati. Una discussione disincantata sul presente e sul futuro, con la luce insostituibile dei documenti del passato.

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