10.09.2010 - Annali di storia

UNA INTERDIPENDENZA UNIVERSALE FRA LE NAZIONI
. L'evoluzione del concetto di globalizzazione


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«Con lo sfruttamento del mercato mondiale la borghesia ha dato un'impronta cosmopolitica alla produzione e al consumo di tutti i paesi. [] Le antichissime industrie nazionali sono state distrutte, e [] vengono soppiantate da industrie nuove, [] che non lavorano più soltanto le materie prime del luogo, ma delle zone più remote, e i cui prodotti non vengono consumati solo dal paese stesso, ma anche in tutte le parti del mondo. []. All'antica autosufficienza e all'antico isolamento locali e nazionali subentra uno scambio universale, una interdipendenza universale fra le nazioni» notavano nel 1848 Karl Marx e Friedrich Engels nel "Manifesto del Partito Comunista". Si fa assai spesso riferimento alla globalizzazione come se fosse un processo recente, anche se in realtà essa sembra essere il prodotto dello stesso processo di distruzione di mondi chiusi e di creazione di mondi sempre più vasti e sconfinati messo in atto dall'uomo a partire dall'alba dei tempi e oggi giunto alle sue estreme conseguenze.


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Italiano

Il secondo appuntamento di Annali di storia vede Donald Sassoon riflettere sull'evoluzione del concetto di globalizzazione, termine recente per descrivere quel fenomeno di distruzione di mondi chiusi che nasce con gli albori della civiltà. Nel manifesto del Partito Comunista Marx ed Engels indicano nei confini nazionali un impedimento allo sviluppo del capitalismo; la situazione attuale è il prodotto di reiterate globalizzazioni: dalla scoperta dell'America a quella che Serge Latouche ha definito l'«occidentalizzazione del mondo», vale a dire l'omologazione ai valori occidentali del resto del mondo, ora minacciata a crisi economica e terrorismo. Il successo di questo termine è motivato, secondo Sassoon, dalla sua apparente neutralità, risultando «colonialismo» o «imperialismo» più ideologicamente connotati. Più recente è quindi l'idea di stato, e di non semplice definizione. Sassoon suggerisce come funzione centrale dello stato il sistema fiscale. Difesa, giustizia e sistema sanitario non possono esistere senza le risorse del prelievo fiscale: questo è tanto più legittimato dalla collettività quanto più forte e diffusa è l'idea di identità nazionale.

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