11/09/2010

Cheikh Tidiane Gaye con Itala Vivan

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«Partorendo i miei versi in lingua italiana con canoni spesso attinti nella mia storia espressiva culturale, non faccio che portare qualcosa di nuovo per rendere più ricca una letteratura che, nella storia, ha marcato l'umanità. (...) L'uso della lingua italiana non ci spinge all'abbandono delle nostre realtà culturali anzi, le consolida e ci incrementa». Cheikh Tidiane Gaye è nato in Senegal ed è divenuto poeta in Italia. Le sue raccolte ("Il canto del Djali", "Ode nascente") realizzano quell'idea di «carrefour multiculturale» che Gaye indica come fine primo del suo fare poesia: sogni e melodie d'Africa trovano voce in italiano. Lo incontra Itala Vivan, esperta di letteratura africana.


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Italiano

Presso il Chiostro di San Barnaba (sabato 11 settembre, 19:00), Itala Vivan ha presentato un incontro con Cheikh Tidiane Gaye. Nato in Senegal, Cheikh è diventato uno dei più interessanti poeti in lingua italiana, mezzo che adopera per potenziare metafore provenienti dalla sua cultura d'origine. Rispondendo alle domande del pubblico, il poeta ha detto di apprezzare la lingua italiana in ragione della sua particolare musicalità e ha indicato Alda Merini e Davide Rondoni tra i suoi autori preferiti.

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