09/09/2011 - La parola cui abbiamo creduto

OMAGGIO A DARIA MENICANTI

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Nata a Piacenza nel 1914, Daria Menicanti si trasferisce a Milano dove si laurea con Antonio Banfi, con una tesi dedicata a John Keats. L'impronta dell'innovativa cultura dalla cifra europea ricevuta negli anni Trenta presso l'Università di Milano emerge dalla poliedrica attività della Menicanti: è poetessa secondo modi inclini alla riflessione filosofica (tra le sue raccolte ricordiamo "Città come"; "Poesie per un passante"; "Ultimo quarto"); traduttrice, rivolge la propria attenzione verso le contemporanee letterature straniere. A connotare la sua scrittura e a distanziarla da altre esperienze coeve è la lucidità, che si rivela anche a livello tecnico. Poesia che, pur apparentemente distante rispetto alla temperie storica e politica, intende dare ascolto a tutta la realtà, animali e piante compresi. A ricordarla, insieme a Daniele Piccini, intervengono il poeta Tiziano Rossi e l'italianista Matteo Maria Vecchio. Letture a cura di Cristina Cazzola.

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Italiano

La Milano degli anni '30-'40, l'amour fou, la vita che traspare da tutti gli esseri viventi, animali e piante compresi.
La cifra poetica di Daria Menicanti, poetessa di grande spessore e profonda conoscitrice delle principali correnti poetiche a livello europeo dell'epoca, ha visto la trasposizione in versi delle più disparate sensazioni inerenti a questi temi di ampio respiro. E proprio l'opera della poetessa è stata al centro dell'incontro di stamattina alla Sagrestia di San Barnaba nell'ambito del ciclo "La parola a cui abbiamo creduto", la rassegna interna, dedicata esclusivamente alla poesia, del Festivaletteratura: l'omaggio alla poetessa di natali piacentini ma milanese a tutti gli effetti, è stato reso dal poeta Tiziano Rossi, da Daniele Piccinini e dall'italianista Matteo Maria Vecchio.
Molto ricca l'attività letteraria della Menicanti (tra le sue opere ricordiamo "Città come", "Poesie per un passante", "Ultimo quarto"), la cui cifra stilistica è l'impressionante lucidità, anche a livello tecnico. E tra i suoi maestri vi furono, non a caso, Antonio Banfi, la cui scuola è stata per la poesia italiana del '900 una vera e propria fucina di talenti, Baraton, Mario Del Pra. La città di Milano è stata dunque al centro dell'opera della Menicanti, una Milano appena uscita dalla devastazione del secondo conflitto mondiale, pervasa da un forte desiderio di ritorno alla vita e di una conseguente creatività, intrisa di sudore e strade non asfaltate: in questo contesto si colloca l'opera della Menicanti, una riscoperta di cui beneficerà l'intera produzione poetica italiana contemporanea.

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