09/09/2011

Marcela Serrano con Bianca Pitzorno

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«La luce non può arrivare dall'esterno, non può esserci donata dagli altri, deve essere una nostra conquista». A partire da questa piccola verità, in un fortunato connubio tra giallo, narrativa d'inchiesta e romanzo storico, i personaggi tutti al femminile della scrittrice Marcela Serrano conquistano a denti stretti un proprio spazio nel mondo, ora cercando di far luce sulla terribile sparizione dei propri figli ("I quaderni del pianto"), ora rispecchiando nella ricomposizione dei propri legami parentali decenni di storia cilena e sudamericana ("Dieci donne"). La intervista la scrittrice Bianca Pitzorno.

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Marcela Serrano torna a Mantova dopo 11 anni e lo fa in grande stile, riempiendo il Cortile della Cavallerizza di spettatori entusiasti.
Bianca Pitzorno interroga la scrittrice sui rapporti profondi che intercorrono tra i personaggi dei suoi libri, legami umani e legami con i libri, con la letteratura. La Serrano insiste sull'importanza dell'ascolto, della confidenza, della sorellanza tra donne, ma anche sul rapporto con i libri, che permettono di vivere milioni di vite nell'intimità della propria stanza.
E sul potere, sul rapporto tra uomini e donne in politica, l'autrice sudamericana afferma: «L'utopia che coltivo è quella in cui si possa arrivare a un'uguaglianza tra uomo e donna, dentro la diversità».

Due voci di donna a intrecciarsi per parlare di "Dieci donne", l'ultimo romanzo di Marcela Serrano: stamattina Bianca Pitzorno e Marcela Serrano hanno chiacchierato per un'ora di fronte ad un pubblico di nuovo per la maggior parte femminile, ma il tema centrale del loro confronto non sono state solo le donne, quanto una facoltà singolarmente sviluppata in questo genere: quella della narrazione. Perché si narra? Perché fa bene parlare se qualcuno ti ascolta, perché la narrazione salva. Anche Svevo diceva che «fuor della penna non v'è salvezza» e anche il suo Zeno era in analisi, ma le dieci donne della Serrano e la loro psicanalista portano con sé tutta quella dolcezza dolorosa e appassionata che emerge nei dialoghi per sole voci femminili... La Pitzorno ha ricordato che la madre di Marcela era scrittrice e lei ne ha seguito le orme: la voglia di raccontare passata in modo quasi fisico da una madre alla figlia, cambiata e vissuta in modo proprio da quest'ultima come tutti i doni della femminilità che una figlia riceve dalla madre: e Marcela infatti ha detto che più che l'essere scrittrice di sé ama l'essere lettrice. Volti speculari della medaglia della narrazione, scrivere e leggere si completano, ma per la scrittrice cilena «si può vivere senza scrivere, ma non senza leggere» perché è nella lettura che si ritrovano le mille vite altre, in tempi e luoghi altri da noi, ma di cui noi abbiamo bisogno per sentire più piena e viva questa vita, la nostra. Un ultimo pensiero è andato all'11 settembre alle porte, anniversario però non di quello del 2001, ma di quello del 1973, quello del golpe di Pinochet... E da lì al Cile di oggi con le manifestazioni studentesche, e alla realtà di oggi: una realtà che per la Serrano deve essere affrontata prima di tutto riportando l'essere umano al centro. Nulla che non abbia a che fare con l'etica può essere accettato. Le donne in cortile hanno appaludito perchè concordavano: l'uomo non è una monade, l'uomo non può stare fuori dalle relazioni con gli altri: le donne della Serrano e dei suoi romanzi lo dimostrano.

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