09/09/2011 - Quaderni di scuola

ANGELI IN GREMBIULE. La scuola e l'evoluzione della condizione femminile in Italia

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La scuola ha senza dubbio contribuito al miglioramento della condizione femminile in Italia, soprattutto grazie all'accesso negli anni di un numero sempre più elevato di donne al mondo dell'istruzione. Resta da vedere se questo aiuto è stato del tutto voluto. Attraverso la lente dei libri di testo e dei "quaderni di scuola" si può leggere infatti il ruolo che l'istituzione scolastica ha avuto nella trasmissione dei diversi modelli di genere e nella definizione delle prospettive sociali riservate alle bambine, e insieme capire, dai testi più spontanei, come gli scolari abbiano rappresentato la vita delle loro madri e sorelle nel corso della nostra storia unitaria. Prendendo spunto da questi componimenti, Loredana Lipperini ("Ancora dalla parte delle bambine") e Simonetta Soldani, docente di Storia Contemporanea all'Università di Firenze, tenteranno di descrivere - in una prospettiva storico-educativa - l'evoluzione del ruolo sociale della donna nel nostro paese. Presenta l'incontro Juri Meda, coordinatore scientifico del progetto.
Grazie alle testimonianze offerte dai componimenti degli scolari, gli incontri dei "Quaderni di scuola" permettono di affrontare da una prospettiva inconsueta alcuni temi centrali nella nostra storia nazionale. Con questa scelta s'intende anche riportare l'attenzione sulla centralità della scuola, in un momento di grave crisi del prestigio sociale e del credito culturale goduti da questa istituzione.

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Secondo appuntamento a Festivaletteratura con i "quaderni di scuola" presso il Chiostro del Museo Diocesano: la narrazione dei centocinquant'anni dell'Unità attraverso la voce dei bambini prosegue in questa terza giornata di Festival con due interventi che si completano a vicenda. Ne sono protagoniste la storica contemporanea Simonetta Soldani e la giornalista Loredana Lipperini, moderate da Juri Meda, per spiegare quale sia stato e sia il ruolo delle donne nelle istituzioni scolastiche postunitarie sino ai nostri giorni.
Soldani evidenzia come la partecipazione massiccia anche odierna delle donne nell'educazione a livello scolastico resti stabile sin dagli anni '80 dell'Ottocento, soprattutto presso le scuole elementari: in quella sede, fulcro dell'analisi delle due ospiti, le maestre «dovevano insegnare l'alfabeto della modernità, dunque come seguire i minimi precetti di igiene e le regole di comportamento»; erano tuttavia «donne d'ordine, ossia cattive maestre che partecipavano ai pregiudizi del loro luogo e del loro tempo». Una modalità di educare dunque che rifletteva la società su ogni piano, soprattutto nel sociale: leggendo i quaderni raccolti, vere fonti per affrontare una riflessione sul tempo e i mutamenti di epoca, si riscontrano stereotipi di genere molto diffusi. Il più lampante e tra i più duri ad essere sconfitti ancora oggi consiste nell'attribuire una professione ai bambini e un ruolo solo familiare o fantastico alle bambine: i maschi sono dottori o operai, le femmine madri o principesse, per cent'anni quasi.
«La rottura però avviene con il '68», ricorda Soldani, ma «dagli anni '50 l'immaginario femminile non è cambiato: oscilla ancora tra il matrimonio e l'uso illecito del corpo» afferma Lipperini: attenta osservatrice di ciò che avviene nella rete e autrice di saggi sul tema, Lipperini rivela quindi come i temi scolastici di oggi come di ieri, esattamente come i blog e i social network, riflettano la percezione del genere nell'infanzia. Dagli anni '90, dopo l'avvento del fenomeno della 'Regenderizzazione' in particolare, c'è stato un potenziamento della diseducazione di genere e la 'scuola critica' degli anni '70 vale ben poco dinnanzi a fenomeni radicati nella società, in un Paese che va nella direzione contraria, che, dice Soldani: «delegittima il ruolo degli insegnanti e delle insegnanti. E una anche si stanca, si sente frustrata, e ha voglia di spendersi meno».

«Sono felice di essere una femmina perché quando sarò grande potrei stare a casa con i figli». «Sono felice di essere un maschio perché sono forte, intelligente e libero, invece le donne, no». Queste frase sono state scritte da bambini delle scuole elementari sui loro quaderni, nel 2003. Sotto il tendone nel chiostro del museo diocesano, ci sono quasi soltanto donne, venute ad assistere al secondo appuntamento di quaderni di scuola, dedicato alla scuola e l'evoluzione della condizione femminile. Angeli in grembiule. Sul palcoscenico, Juri Meda, coordinatore scientifico del progetto "quaderni di scuola", non è a suo agio. «Non posso ridere quando sento cose del genere, che sono state scritte in questi ultimi anni, perché mi fanno orrore». Accanto a lui, Loredana Lipperini, giornalista per "la Repubblica" e autore di "Ancora dalla parte delle bambine", e Simonetta Soldani, docente di storia contemporanea all'Università di Firenze.
Simonetta Soldani riccorda che l'Italia è stato uno dei primi paesi ad aver avuto un numero più importante di maestre. «Ci sono delle ragioni economiche, perché i ragazzi avevano altre occasioni per guadagnare soldi. Ma ci sono anche delle ragioni diverse: le maestre avevano un atteggiamento materno quindi erano preferite dai genitori», spiega la docente. Il titolo dell'evento, "Angeli in grembiule", non riflette la realtà, perché come sottolinea Simonetta Soldani, «c'erano delle maestre cattive, erano donne d'ordine». La professoressa porta come esempio quello di una maestra che stava molto attenta alle bambine del dottore e dell'avvocato, mentre cercava di bocciare quelle bambine che non avevano soldi.
Loredana Lipperini sembra delusa. «I cambiamenti ci sono stati, è ovvio. Però oggi ci sono soltanto il 55% di donne insegnanti». Un sondaggio pubblicato da "Repubblica", inoltre, evidenzia il fatto che il 48% degli studenti di oggi sono disposti a far sesso per superare gli esami, dimostrando che gli stereotipi sono sempre vicenti.
Tuttavia, tra quest'immagine antiquata di donne che devono prima di tutto essere delle buone spose e delle buone madri, Loredana Lipperini intravede una luce di speranza. «C'è una nuova pubblicità Prenatal che dice: 'durante nove mesi cresce un padre'».

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