09/09/2011

PER UN CASO DI AUDACIA. La fuga di Felice Orsini dalle Carceri del Castello di San Giorgio

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Evento ripetuto Quella che vi raccontiamo è la storia di Felice Orsini, un uomo che decise di porre la sua vena violenta e ardimentosa al servizio della causa dell'unità d'Italia; un terrorista che compirà un massacro per cui sarà condannato alla ghigliottina, ma che con un'ispirata lettera-testamento indirizzata all'obiettivo mancato del suo attentato, Napoleone III, contribuirà in modo decisivo a sbloccare la causa italiana, portando la Francia a combattere al fianco dei piemontesi. Ma è soprattutto la storia della sua rocambolesca evasione dalle temutissime carceri austriache del Castello di San Giorgio di Mantova, avvenuta due anni prima della sua morte, nella notte tra 29 e il 30 marzo 1856. Questa abile e fortunosa impresa - mai riuscita ad altri né prima né dopo - fece dell'Orsini un eroe celebrato dalla stampa di tutta Europa, accendendo gli animi dei rivoluzionari. All'evento nel Cortile del Castello di San Giorgio seguiranno, a gruppi alternati (max 25 persone), la visita alle carceri e un percorso guidato ai documenti orsiniani organizzato nell'aula didattica del Castello in collaborazione con l'Archivio Storico Comunale di Mantova e il gruppo de "I documenti raccontano".

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Italiano

Non è facile definire la figura di Felice Orsini, per alcuni eroe rivoluzionario e per altri terrorista sanguinario. Ci parla di lui e del complesso periodo storico in cui visse Giancarlo De Cataldo nel cortile del Castello di San Giorgio. In questo luogo Orsini fu imprigionato nel 1857, quando ancora Mantova era sotto il dominio austriaco, e la sua fuga è ancora ammantata di mistero. Dopo un primo tentativo fallito, riuscì a calarsi dalla finestra della cella con delle lenzuola finendo rovinosamente a terra ma, aiutato da alcuni uomini di passaggio a superare le mura del fossato, riuscì a fuggire. Non è facile ripercorrerne la vita con oggettività storica, poiché le notizie che abbiamo su Orsini provengono in parte dalle sue memorie e in parte da racconti di schieramenti opposti, considerati pertanto troppo faziosi, di sicuro fu molto attivo nel processo di unificazione dell'Italia. Separatosi da Mazzini, che riteneva aver fallito nella causa unitaria, organizzò un attentato contro Napoleone III, facendo scoppiare delle bombe che lasciarono l'imperatore illeso ma causarono morti e feriti. Poco dopo venne catturato e giustiziato, ma prima di morire scrisse una lettera di pentimento a Napoleone III, che contribuì alla decisione dell'imperatore di intervenire contro gli austriaci a fianco dei piemontesi. Un eroe, un assassino, un combattente, un uomo che seguiva i suoi ideali: questo è stato Felice Orsini.

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