09/09/2011

STORIA D'ITALIA PER BANDA

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Tra le tante storie d'Italia che vi sono state proposte in questa ricorrenza del 150° anniversario dell'Unità, quella che ascolterete questa sera senza dubbio è una delle più trascinanti. Massimo Gramellini, giornalista e autore con Carlo Fruttero di "La patria. bene o male", ripercorrerà a passo di carica gli eventi che hanno scandito il percorso più o meno diritto compiuto dalla nostra comunità nazionale. Con il fragore degli ottoni e i colpi della grancassa, la Banda Città di Mantova accompagnerà questo racconto ad episodi proponendo le musiche che ci hanno fatto uniti, dagli inni alle marce, dai canti popolari alle arie d'opera, dalle colonne sonore dei film alle canzonette.
Ideazione e direzione di Alessio Artoni; regia di Giulio Costa; con la collaborazione di Stefano Trevisi, Riccardo Caleffi e l'Ensemble della Classe di Percussioni del Conservatorio di Mantova.

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Italiano

Un racconto di musica e parole per celebrare il 150° anniversario dell'Unità nazionale. Accompagnato dalla Banda Città di Mantova, diretta dal maestro Alessio Artoni, Massimo Gramellini ha ripercorso per grandi tappe la storia politica, culturale e sociale del nostro Paese. Una narrazione a episodi fatta di figure carismatiche, come Garibaldi e Cavour, di eventi drammatici, come le due guerre mondiali e l'avvento del fascismo, di aneddoti commoventi. Una narrazione scandita dalle musiche che ci hanno reso uniti, con inni e marce, canti popolari e arie d'opera, colonne sonore e canzonette. Giornalista e autore con Carlo Fruttero di "La patria. Bene o male", Gramellini ha tracciato con leggerezza e ironia vizi e virtù degli italiani dall'Ottocento ai nostri giorni, disegnando il ritratto di un popolo che fatica spesso a riconoscersi come tale, salvo poi mostrare sempre un moto di orgoglio e di riscatto nei momenti più difficili. 

Avanti. Diciamolo subito. Il momento più toccante è stato senza dubbio l'Inno di Mameli.
Sì, stiamo ricordando la Storia dell'Italia; sì siamo nel Centocinquantesimo anniversario dell'Unità e quindi la cosa dovrebbe essere scontata, ma presi dal racconto di Massimo Gramellini e dal medley musicale della Banda della Città di Mantova, le prime note sembrano arrivarci da lontano. «Questa la conosco, ma non capisco cosa sia», poi d'un tratto realizziamo: l'inno!
E come un solo uomo, il teatro Sociale si alza e canta. Batte le mani. Concede minuti di applausi ai concertisti, che si guardano attorno un poco sorpresi e quasi straniti dall'effetto magico e toccante che questa fanfara gioiosa ogni volta suscita spontaneamente. Qualcuno dai loggioni grida: «Viva gli Italiani!» e lì davvero l'occhio per un attimo si fa lucido.
Il resto della serata è un continuo di contrapposizioni.
"La marcia di Radetzky" intervallata dai nomi degli italiani morti durante i moti rivoluzionari, il "Va pensiero" seguito dal "Funiculì funiculà". La sedia di Gramellini viene portata su e giù dal palco e il giornalista inizia raccontandoci della nascita dell'Italia, a partire dallo scontro tra Garibaldi e Cavour in Parlamento.
Il libro scritto con Carlo Fruttero "La patria. Bene o male", scorre tra le sue mani e grazie ai suoi racconti senza accorgercene già siamo alle guerre mondiali, al fascismo, alla Resistenza di giovani ragazzi che con la loro morte ci hanno donato una patria.
È poi tempo di musica: corrono veloci le dita dei musicisti, le gote si gonfiano su "Fischia il vento", "Bella ciao", "La canzone del Piave", ma anche "Pippo non lo sa" e la "Dolce Vita". Sorrisi, gente che annuisce, che ricorda, che sussurra «Ma questa come si chiama?» perché il titolo non lo ricordi ma l'hai sentito tante di quelle volte, te la cantava la mamma o la nonna da piccolo, è da qualche parte nella memoria e odora incredibilmente di casa.
Le parole si fanno dolorose, si passa al '68, agli anni di piombo, alle stragi e al il terrorismo, si finisce per parlare dei problemi di oggi, della crisi economica, della perdita di autorità delle cariche del nostro Stato. Tornare a sorridere è possibile solo quando il Maestro Artoni prende posto sul palco e inizia a dirige la Banda: da capolavori di Morricone, a il ‪"Don Raffaè‬" di De André, per finire con la colonna sonora de "La vita è bella". 
Con cosa chiudere una rassegna musicale sulla Storia del nostro paese? «L'Italia è una repubblica fondata sul... calcio».
Quindi sì. La serata si chiude con la sigla di "Tutto il calcio minuto per minuto", riconosciuta prevalentemente dagli uomini in sala, che si godono anche un finale fatto di Italia - Argentina, ma anche dell'urlo di Tardelli alla finale della Coppa del Mondo.
Rimangono tutti, fino alla fine. Non c'è caldo o ressa che tenga: «Per Gramellini questo e altro» si sente nei palchetti. «Bravi, bravissimi» applaude qualcun altro all'indirizzo dei musicisti. «Viva l'Italia» urlano più avanti.
Chiunque fosse il vero protagonista della serata, può ritenersi più che soddisfatto.

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