11/09/2011

NARRARE IDENTITA' CONDIVISE

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«Perché il ragazzo aveva due nomi, un nome di battesimo e un cognome, uno per l'io più piccolo e uno per l'io più grande... un oceano, un nome che quando lo pronunciavi, ti connetteva nelle menti delle altre persone a un clan e a un luogo». Salvatore Scibona, enfant prodige della narrativa americana, inserito tra i 20 migliori narratori under 40, è stato finalista al National Book Award con il suo romanzo "La fine", parabola epica di una comunità di immigrati italiani in Ohio, che si è aggiudicato anche lo Young Lions Fiction Award, il Whiting Writer's Award e numerosi altri premi. Di scrittura, letteratura, origini, ricordi e identità dialoga con Simonetta Agnello Hornby.

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A Palazzo San Sebastiano si è svolta questa mattina la presentazione dell'ultimo romanzo dell'americano di origine italiana Salvatore Scibona, "La fine", con Simonetta Agnello Hornby a moderare l'evento.
Il titolo dell'incontro, "Narrare identità condivise", sottolinea come nel libro di Scibona s'intrecciano tanti personaggi apparentemente disposti in maniera caotica, ma che alla fine compongono un mosaico perfettamente orchestrato. Ciascuno, con le proprie vicende, rivela nel complesso che il vero tema del romanzo è la ricerca del senso delle piccole vicende quotidiane. Alle limitazioni imposte da una non perfetta, e giustificata, padronanza della lingua italiana, Salvatore Scibona ha opposto disinvoltura, naturalezza, calma e tanta caparbietà affinché il suo messaggio venisse recepito dal pubblico. Risultato? Un incontro divertente e stimolante. Nel decennale dell'attentato terroristico alle Torri Gemelle di New York, lo scrittore si fa portavoce di un pensiero autenticamente autocritico nei confronti del proprio Paese, decretando che il sogno americano di una società migliore per tutti è stato ufficialmente infranto. 

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