07/09/2012 - La parola cui abbiamo creduto

OMAGGIO A DAVID MARIA TUROLDO

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Trascinante predicatore in favore degli ultimi e della pace, animatore di alcune delle esperienze più innovative e contrastate all'interno del mondo cattolico - il centro culturale Corsia de' Servi a Milano, il villaggio di Nomadelfia a Fossoli per gli orfani di guerra, il centro di studi ecumenici Giovanni XXIII -, David Maria Turoldo è stato autore di numerose raccolte poetiche, da Io non ho mani - suo esordio all'inizio degli anni '50 - fino a Canti ultimi e Mie notti con Qohelet. «Turoldo» ha scritto Andrea Zanzotto «ha percepito da sempre la centralità della parola, e l'ha percepita proprio come una delle sedi più alte in cui la parola (che cristianamente è il Verbo, 'era ed è presso Dio') verifica se stessa e il mondo». A ricordare la figura di Turoldo, insieme al critico Daniele Piccini, sono Gianandrea Piccioli, uno dei primi editori delle sue poesie, e il teologo padre Ermes Ronchi.

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Italiano

«Un solo verso può fare grande un universo». Usare la poesia per fare teologia è un fatto non troppo scontato ed è ciò a cui Padre David Maria Turoldo ha dedicato tutta la vita e, con essa, la sua attività poetica. Viene ricordato da Padre Ermes Ronchi, teologo e suo amico fraterno, insieme al critico Daniele Piccini e a Gianandrea Piccioli, uno dei suoi primi editori, nell'ambito della rassegna "La parola cui abbiamo creduto". Mai come in questo caso, forse, la parola credere è stata azzeccata, perché simbolo di un legame profondo, in Padre Turoldo, tra la fede e l'arte poetica. Una fede che non va confusa con la religione, che è il «fare Dio alla propria misura, mentre la fede è fare se stessi alla misura di Dio». E una poesia che non è estetica pura e immediata, ma percezione, sentimento e il cui contrario non è brutto ma anestetico, ottuso. Padre David Maria Turoldo è stato ricordato per la sua bontà d'animo, per la gentilezza, per l'inclinazione profonda all'amicizia, per la vicinanza agli umili (si è ricordata una sua battuta: «Io non detesto i ricchi: sto semplicemente dalla parte degli ultimi, non è colpa mia se Dio ama di più loro»), per «l'integrità della sua gioia cristiana». Nell'ambito ecclesiastico pare fosse considerato come il Giuda cattolico, ma si trattava semplicemente di uno spirito libero dal consenso come dal dissenso; la sua concezione della chiesa non era rappresentata da un sistema chiuso ma aperto a tutti. Per questo Padre Ronchi ha sostenuto che quella dell'amico «è una voce con la quale sentiamo la necessità di rimetterci in ascolto». La sua poesia aiuta anche a comprendere meglio la Chiesa del suo tempo. La parola con cui si potrebbero caratterizzare la sua spiritualità e la sua poesia è 'profezia'; è una considerazione di Andrea Zanzotto (poeta italiano scomparso di recente), che parlò di una «poesia come chiamata in giudizio della Storia». Padre Turoldo aprì le porte della sua poesia anche ai non credenti, poiché Dio non è mai dato per scontato ma, anzi, ne viene colta la lontananza e il silenzio. Uno dei suoi libri più duri in questo senso è "Il grande male" del 1987, in esso compare una Storia che sembra contraddire la presenza operante di Dio. Pubblicò molte altre raccolte poetiche come "Io non ho mani", "Udii una voce", "Gli occhi miei lo vedranno", ma anche "Se tu non riappari" in cui si trova la poesia simbolo "Io faccio amara anche la tua morte", dedicata alla madre. Gianandrea Piccioli ha ricordato come Padre Turoldo abbia liberato la parola di Dio «da ogni sequestro ecclesiastico, facendola vibrare nelle piazze e nella Storia», poiché era convinto che attraverso la parola poetica anche Dio potesse essere compreso meglio. Convinto di non sbagliarsi (disse: «Sbagliarsi su Dio è il peggio che possa capitare, perché poi ci si sbaglia su tutto»), è stato ricordato come un uomo benvoluto da tutti e un fine letterato che, attraverso la sua poesia, «Non dava precetti e regole per navigare, ma dava la passione per il mare aperto».

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