08/09/2012

COME RACCONTARE LA MAFIA

2012_09_08_124

dai 9 ai 12 anni

Per stare con la mafia non è necessario commettere crimini sanguinosi: basta accettare l'ingiustizia, chiedere un favore a un potente, cercare di aggirare la legge anche per un piccolo beneficio. Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia e autore di Liberi tutti, ci invita a una riscossa democratica che trasformi l'antimafia da una mera azione di repressione a un'autentica e diffusa speranza di legalità. La scrittrice Luisa Mattia (La scelta) testimonia come i bei romanzi possano creare coscienza civile.

L'evento 124 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente era prevista la presenza di Silvana Gandolfi.

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Come raccontare la mafia? Pietro Grasso ha la sua risposta, la quale arriva diretta, chiara ed emozionante al giovane pubblico che questa mattina ha seguito il suo evento. Luisa Mattia ha incontrato il procuratore nazionale, per parlare insieme a lui di questo difficile fenomeno e farlo comprendere anche ai più piccoli. «La mafia si racconta da sola», confessa, raccontando pazientemente e in modo molto semplice qualche aneddoto della sua fanciullezza. «Non è stato facile - dice - vivere in una città come Palermo, dove era difficile non venire a contatto con questo fenomeno: cadaveri in strada e pozze di sangue non erano certo scenari felici in cui trascorrere la propria infanzia». A causa di questa precoce esperienza, nasce in Grasso il bisogno di rendersi utile agli altri; come quando ai giardinetti giocava a nascondino con gli amici. «Anche se potevo tanarmi e fare 'Libero me', ho sempre preferito uscire per ultimo per gridare 'liberi tutti'». Da qui nasce l'idea del titolo del suo ultimo libro, "Liberi tutti", che lui dedica al nipote Riccardo e a tutti i ragazzi animati dalla speranza di realizzare le loro idee, i loro desideri, e il loro sogno di rendere il mondo più giusto. Alla domanda di un bambino «Lei ha lavorato con Falcone?», Grasso si commuove. Ha collaborato molti anni con Giovanni Falcone, con il quale ha stretto una grande amicizia. Dovevano prendere lo stesso volo, il 22 maggio 1992, che li avrebbe riportati a Palermo dopo la settimana lavorativa trascorsa a Roma. Il volo fu spostato al 23 maggio, ma solo Falcone viaggiò su quell'aereo insieme alla sua scorta, poiché Pietro Grasso aveva preso un volo di linea il giorno precedente. «La strage di Capaci è rimasta nella memoria di tutti» - dice il procuratore - «ed è stata una delle tante occasione in cui sono 'sfuggito alla morte'». Dalla tasca estrae un accendino, che si rivela essere l'ultimo ricordo del suo amico Falcone. «Lo porto sempre con me» - racconta - «ed ogni volta in cui mi sento triste o il coraggio mi viene meno, penso a quello che avrebbe fatto lui al mio posto e vado avanti, a testa alta... Ve l'assicuro, c'è un imperativo morale in ognuno di noi: il dovere e il voler lottare la mafia fino all'ultimo alito di vita». Continuano le domande: «Dove trova il coraggio per affrontare tutti i pericoli che si presentano nella sua vita?», chiedono. «Nella mia vita non ho avuto bisogno di tirare fuori il coraggio, poiché il pericolo mi ha colto sempre nei momenti in cui ero più felice» risponde Grasso. L'evento si conclude con un messaggio del procuratore, che è rimasto nel cuore di tutti i presenti e che anche noi sentiamo il bisogno di 'urlare': bisogna parlare della mafia, perché Cosa Nostra, come tutte le altre organizzazioni criminali, vuole il silenzio su di essa. Dobbiamo evitare che succeda, che qualcuno dica «la torta è la mia, decido io a chi darne di più».

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