08/09/2012 - Tracce

LA CAPRIOLA DEL PAESAGGIO

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Concetto originariamente estetico, il paesaggio tra Sette e Ottocento assume valenza politica, all'interno della strategia della presa indiretta del potere da parte della borghesia. Oggi diventa addirittura sinonimo di territorio: concetto politico (viene da 'terrore') che in tal modo acquista natura estetica. Che cosa significa tale capriola, che avrebbe fatto inorridire Walter Benjamin?

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Opere come quelle di William Turner, Caspar David Friedrich o John Constable sono emblematiche per spiegare quanto la natura e il paesaggio entrino nell'orbita delle conoscenze umane, e le mutino profondamente. Lo spaesamento dell'uomo, quello che i tedeschi chiamano 'unheimlich', che viene tradotto 'inquietante', 'perturbante', ma la cui radice 'heim', 'casa', rende la parola polisemantica (dunque 'senza casa', 'spaesante'), di fronte alla natura è alla base della teoria del sublime. La limitatezza dell'uomo nulla può di fronte alla grandezza della natura, alla sua potenza, alla sua conturbante bellezza. Contemplare la natura è un atto estetico, come i Romantici insegnano. Ne "Le affinità elettive", Goethe si perde nelle descrizioni di questi magnifici boschi, laghi e inquietanti scorci,ci permette di percorrerli insieme a Carlotta ed Edoardo. Stamattina il geografo Franco Farinelli ha trasformato la centralissima Piazza Sordello in un magnifico, conturbante paesaggio. L'etimologia della parola 'territorio', come spiega il professore, è già inquietante di per sé: non deriva dalla parola 'terra', bensì da 'terrore'. Dunque il territorio è quell'ambito definito dal potere politico. In quanto concetto politico, dunque, terra e terrore si mescolano in un 'unheimlich' collettivo. Differente è il paesaggio, che non ha connotazioni politiche, ma estetiche. Tiziano, in una lettera a Carlo V, fu il primo ad usare il termine 'paesaggio'. Dove se non a Venezia si poteva coniare un termine così estetizzante? Progressivamente, dal Settecento in poi, il paesaggio ha perso sempre la sua connotazione estetica a favore di una specificamente politica. Ci racconta Farinelli che il primo a creare una cultura del paesaggio fu Alexander von Humboldt, grande esploratore e botanico tedesco. Ciò che rivoluziona von Humboldt è la concezione stessa del paesaggio, intesa come costruzione civile, dunque politica, del mondo in cui nasce. Solo ora diventa chiaro il titolo dato all'evento: "la capriola del paesaggio". La Convenzione europea del paesaggio, firmata da ventisei stati della Comunità Europea e a cui ci si riferisce in materia di tutela, conservazione e valorizzazione dei beni paesaggistici, ha completamente frainteso e ribaltato la definizione vonhuboldtiana di paesaggio: la politicizzazione del dato estetico è stato soppiantato da un'estetizzazione del dato politico. Un rovesciamento, di nuovo, 'conturbante'. E se l'uomo di Friedrich, perso nella contemplazione della grandezza della natura, si voltasse?

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