08/09/2012 - Inedita energia

INEDITA ENERGIA

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«Quel che vi offro è soprattutto parità, collaborazione, formazione di una elite tecnologica: perché siate soggetto e non oggetto di economia». Con queste parole Enrico Mattei si rivolgeva al governo tunisino nel 1960, in occasione degli accordi per lo sviluppo dell'economia locale. I discorsi del primo presidente eni, conservati nell'archivio storico, editi oggi per la prima volta in edizione integrale, permettono di ripercorrere le tappe che portarono il partigiano e deputato Mattei alla guida del cane a sei zampe. Paolo Mieli e Neri Marcorè dialogheranno con il pubblico, invitato a interagire sui temi suscitati dalla lettura dei discorsi più significativi.

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Messe da parte le inchieste, i processi, le trame oscure e i complotti che ruotano attorno alla morte di Enrico Mattei, lasciamo spazio alla sua storia di sognatore, di 'rivoluzionario', di illuminato despota nell'Italia post bellica. Un periodo difficile, disperato, con uno Stato uscito a pezzi dalla guerra civile, così come la società italiana. A seconda delle scelte operate, si sarebbe scritta la storia d'Italia. Ma molte volte queste scelte furono pilotate da interessi troppo grandi, da potenze neocoloniali impegnate già da tempo in un'altra guerra, quella fredda. L'Italia era già bloccata da lotte interne, da apparati burocratici da confermare o smantellare, da un ceto politico da rinnovare. E sullo sfondo Stati Uniti e Unione Sovietica a sorvegliarsi l'un l'altro in un paese da conquistare. Mattei arrivò in questo clima all'Agip per liquidarla. Ma l'orgoglio del partigiano, l'energia dell'uomo che si è fatto da sé, presero il sopravvento. Intuì che l'Italia poteva essere artefice del proprio destino. Poteva sedere al pari delle altre Nazioni. Grazie all'energia, al metano e forse (anche se la scommessa in questo caso fu in parte persa) addirittura al petrolio. Sfida subito il mondo. Restaura l'Agip, fonda l'ENI e dirige nei fatti la politica energetica dell'Italia. Sicuramente fu un personaggio scomodo, con un carattere forte, prepotente e dispotico. Ma non perse mai di vista il benessere della gente, il progresso della sua patria. La prepotenza asservita all'onestà. E l'Italia riprese davvero a correre. Si rimise in piedi in maniera energica e veloce. Diventò presto un interlocutore alla pari con le altre realtà europee e mondiali. Non per niente, dopo la morte del Presidente dell'ENI, si ebbe una brusca frenata di questa corsa. E il contraccolpo fu sociale e politico, con i primi tentativi di governo di centro sinistra e un tentativo di golpe. Quello che si deve ricordare di Mattei (che forse proprio la morte, come per Kennedy, ne ha salvato l'immagine) è proprio la ventata di energia, di gioventù, di idee nuove e innovative che sempre lo accompagnavano. Si circondò di giovani, cancellando gli odi del passato, assumendo ex 'repubblichini' e nuovi comunisti, democratici cristiani e liberali. Fu estremamente intelligente proprio nel fare queste scelte. Voleva lasciare qualcosa e formò un gruppo dirigente, un movimento di pensiero che poteva benissimo resistere alla sua scomparsa. I giovani, quindi di rimando, lo stimano, vedono in lui un modello da seguire. Quanto ci vorrebbe anche adesso un movimento di pensiero di questo tipo, una volontà di rifondare, girando pagina e ricominciando da capo. Con forze fresche, entusiaste, senza pregiudizi per chi la pensa diversamente, anzi, arricchendosi di questo dibattito. Perché la storia d'Italia è ricca di momenti di svolta, che purtroppo però sono stati utilizzati male. Si sono perse tante occasioni per diventare migliori. Utilizziamo questo tempo che viviamo, questa crisi, per riprendere il destino nelle nostre mani, come accadde dopo la seconda guerra mondiale. La crisi che stiamo vivendo, Mattei l'avrebbe utilizzata come una spinta potente verso un rinnovamento profondo della società, della politica, delle idee. Una energia morale a contatto con l'energia fisica. Un'idea anche di Europa unita a livello politico, non solo economico. Mattei la vide nei suoi progetti per difendersi dal blocco comunista che aveva unito l'est, adesso la vediamo come una opportunità di progresso e sviluppo per tutti i popoli coinvolti. Purtroppo la miseria in cui galleggia la classe politica nazionale ed europea, non fa molto ben sperare. Manca la volontà di far valere le proprie convinzioni, di rompere profondamente, se necessario, con tutto quello che ingessa il sistema. Ed avendo sempre come fine ultimo il benessere della gente, lo sviluppo sociale, il progresso tecnologico ma soprattutto mentale della società. Le persone sono individui, sempre. Sia quando lavorano che quando sono consumatori. Il fattore umano deve essere il fine ultimo di ogni azione. L'interesse del paese e il progresso delle Nazioni, magari in un'Europa davvero unita. Un'Europa dei popoli, delle persone, degli individui. Questa era la sua visione.

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