08/09/2012

Olga Tokarczuk con Lella Costa

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La scrittrice polacca più nota in patria (per tre anni consecutivi i suoi libri sono stati votati come i più amati dal pubblico di lettori), insignita di numerosi premi letterari, tradotta in diciannove paesi e vincitrice per ben tre volte del Premio Nike, è considerata una grande artigiana della prosa moderna per la capacità di mescolare i generi senza rinunciare all'humour nero e alla sottile ironia, come nel recente Guida il tuo carro sulle ossa dei morti.

La incontra Lella Costa.


Con il contributo del Consolato Generale della Repubblica di Polonia in Milano.

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Polacco

Come ogni anno, torna nella cornice di Festivaletteratura Lella Costa, che Mantova conosce come interlocutrice fresca e simpatica. Accanto all'attrice italiana, la scrittrice polacca Olga Tokarczuk, autrice di "Guida il tuo carro sulle ossa dei morti" (Nottetempo 2012). Il libro, inteso in parte come contrappunto alla precedente fatica editoriale di Tokarczuk (ancora non disponibile in traduzione italiana), nasce come giallo ma finisce per sfiorare la favola e anche il saggio, con una «leggerezza calviniana di ritmo e di forma» (Costa) che pure non rinuncia alla profondità di quanto bisogna dire e va detto. Protagonista del romanzo è Janina, donna sulla sessantina che vive da sola in una casa sull'altipiano di Kłodzko, nella Polonia sudoccidentale. Janina è un personaggio forte, con un passato di progettista di ponti e due passioni di tutt'altra specie: l'astrologia, capace di ricondurre ogni avvenimento mondano alla disposizione dei pianeti, e l'opera di Willian Blake, autore che ella traduce nella sua lingua con uno sforzo quasi fisico. A Blake - che, poeta e incisore, considera il suo artista preferito - e alla poesia inglese a lui precedente Olga Tokarczuk si rifà anche nell'uso frequente delle maiuscole per marcare i pensieri di Janina. Ma, si è detto, "Guida il tuo carro sulle ossa dei morti" è molto più che un giallo: fra le sue pagine si affrontano argomenti che spaziano dalla politica all'ecologia. È un libro 'politico', per ammissione della stessa autrice, soprattutto perché parla di gente che si trova in periferia, esclusa dai cambiamenti del centro. Oltre muovere critiche esplicite al sistema patriarcale in cui sono i maschi a dominare e alla Chiesa cattolica con la sua influenza eccessiva sulla vita sociale in Polonia, il libro affronta il tema cruciale - e politico anch'esso, quanto meno in senso lato - del rapporto fra l'uomo e l'ambiente che lo circonda. Olga Tokarczuk definisce il suo libro come «un romanzo sul cittadino di uno stato con un sistema legale non etico», che il cittadino non può e non deve accettare. A un tempo universale e profondamente radicato nella geografia dell'autrice, il discorso di Tokarczuk non può prescindere dalla realtà polacca in cui prende forma e si muove. Molti sono gli accenni alla Polonia nel suo intervento, dalla situazione politica alla lingua polacca, che Olga Tokarczuk difende dall'accusa di durezza («maschile», la definisce provocatoriamente qualcuno in un intervento dal pubblico) citando i due premi Nobel per la letteratura vinti negli ultimi vent'anni (uno è quello di Wisława Szymborska, nel 1996). Lella Costa, entusiasta della prima lettura (rapida per forza di curiosità trattandosi di un giallo), consiglia vivamente la rilettura del libro, per gustarne meglio l'introspezione psicologica e la potenza narrativa. Ma molti curiosi dovranno aspettare: le copie del libro in vendita sul luogo dell'evento sono terminate ancora prima della fine dell'incontro. Restano solo i libri in polacco ancora non tradotti in italiano - ancora per poco, si spera.

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