09/09/2012 - Gli incontri delle biblioteche circolanti

FAR MUOVERE LE BIBLIOTECHE

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Portare i libri tra chi non li ha mai visti. Farli arrivare nei luoghi che queste persone normalmente frequentano, mettere persino le ruote alla biblioteca, senza aspettarsi che sia chi di solito non legge a muoversi verso la biblioteca. Scegliere libri utili a soddisfare tutti i bisogni, da quelli spirituali a quelli più pratici. La politica di promozione culturale seguita dalle biblioteche popolari di inizio secolo - tra le quali la biblioteca dell'Università Popolare di Firenze studiata da Nicola Labanca - ritorna oggi, nei suoi principi di fondo, in esperienze come quella londinese degli Idea Store ideata da Sergio Dogliani. Su vecchie e nuove strategie per la diffusione della lettura, Labanca e Dogliani si confrontano con il giornalista Guido Vitiello.

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Nicola Labanca e Sergio Dogliani propongono un excursus sulla storia delle biblioteche 'ambulanti', sulla loro nascita e il loro sviluppo nella nostra epoca. La storia risale agli anni trenta dell'Ottocento. All'epoca piccoli librai si attrezzavano come potevano con carretti di fortuna. Il pubblico interessato era certamente ridotto: il 70% della popolazione era analfabeta e questi 'ambulanti' giravano soltanto per le città, tralasciando la campagna. Il 'periodo classico' di questa attività è compreso tra l'unità d'Italia e l'inizio del Novecento: i libri proposti variavano dai grandi romanzi dell'Ottocento a qualche testo di politica o di critica sociale. Già agli inizi del nuovo secolo il libro ha bisogno di istituirsi: nascono quindi le prime biblioteche stabili (oltre a quelle private o nazionali) a Milano e Firenze, chiamate 'biblioteche popolari'. Il mondo di queste attività richiede nuove figure professionali, come quella del bibliotecario; richiede inoltre cataloghi e tempo da dedicargli, fattori a cui provvedono spontaneamente studiosi e professori. Nel ventennio fascista le biblioteche vengono fascistizzate: «la censura colpisce testi scomodi» afferma Labanca, «ma la loro attività non cessa e riprende a pieno ritmo negli anni del boom economico e negli anni Settanta». La situazione è infatti sensibilmente migliorata: il popolo italiano è ormai per la maggior parte alfabetizzato e si affida alla nascita delle biblioteche comunali per l'approccio alla lettura. «Ai giorni nostri, però, ci siamo dovuti affidare a un'indagine di mercato approfondita. Il pubblico non era più attratto dalle biblioteche e ci siamo chiesti il perché». Dogliani e il suo entourage ricevettero molte risposte a questa domanda: «ci dissero di posizionare le biblioteche più vicino ai luoghi comuni, di tutti i giorni. Il mercato, la banca, la posta etc. Ci dissero di renderle più interessanti». Ecco perché le biblioteche moderne sono dinamiche e offrono diverse possibilità: dai corsi di apprendimento per le lingue alla possibilità di affittare un dvd. «Il nostro obiettivo» conclude Dogliani «è ancora oggi quello di rimuovere le barriere e far avvicinare più gente possibile alle biblioteche».

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