09/09/2012

IL PIACERE DI RISCRIVERE I LIBRI

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Sherlock Holmes non ha scoperto il vero assassino in "Il mastino dei Baskerville", e il colpevole di "L'assassinio di Roger Ackroyd" è ancora a piede libero. In modo provocatorio, non è necessario leggere un libro per parlarne in modo appropriato e piacevole: basta intuirne le potenzialità. Pierre Bayard, docente di letteratura alla Sorbona e autore di "E se i libri cambiassero autore?", gioca a smontare e rimontare i testi letterari, cercando livelli di comprensione più profondi, fino a proporne spericolate rivisitazioni in tutto diverse dall'originale, con uno stile a metà tra il saggio e il divertissement letterario. Finalmente sul palco di Festivaletteratura, dialoga con il giornalista e critico Piero Dorfles.

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Francese

Bayard si dimostra subito un personaggio affascinante. Provoca e sbalordisce. «"Lo straniero" è un'opera di Kafka, non di Camus». «"Via col vento" è un'opera di Tolstoij. Si capiscono molte più cose». 
Il pubblico sorride un poco e si lascia trasportare da quella che sembra essere un'acuta ironia: ma c'è dell'altro. «Io difendo soltanto la soggettività del lettore. Ogni opera può essere letta diversamente, e attribuendola ad altri autori si può dare credito a una certa interpretazione, e assieme, la si arricchisce». Questo è il concetto base della 'critica del miglioramento', brillante teoria di Bayard che ha per fine l'approfondimento di aspetti irraggiungibili di un'opera, se non attraverso paradossi estremi.
«Per scrivere invento degli 'io narratori' che non sono io stesso, e che ragionano attraverso paradossi a cui non credo fino in fondo. Ma questo permette di arrivare a comprendere l'opera più a fondo». È il caso dell'"Amleto", dove l'assassino del padre dell'autore sarebbe potuto non essere il perfido zio del protagonista; è il caso di Conan Doyle o di Agatha Christie. Ma non solo: Bayard spazia anche sul mondo del cinema e della pittura, senza risparmiare nessuno. Da "L'urlo" di Schumann alla "Corazzata Potëmkin" di Hitchcock.
Filosoficamente parlando Pierre Bayard è un sostenitore dei mondi possibili. Anzi, si potrebbe addirittura dire, secondo la sua tesi del «plagio per anticipazione», che alcuni filosofi come Kripke o Lewis l'abbiano addirittura ideologicamente plagiato. Sissignori: non si tratta di un errore logico o di scrittura. «È Voltaire che ha plagiato Conan Doyle». L'indagine di Bayard procede per paradossi: non è vero che ci sono soltanto influenze del passato sul presente, ma anche il contrario.
«Senza Freud non comprenderemmo Sofocle fino in fondo». Ineccepibile: senza gli strumenti del presente, il passato risulterebbe differente; e giacché ognuno di noi possiede strumenti differenti, la difesa della soggettività rappresenta una ricchezza letteraria.
L'ultima teoria proposta da Bayard è quella del 'terzo testo'. Si tratta appunto di dimostrare come un'opera possa essere interpretata in maniera diversa a seconda delle letture fatte: «Se leggessimo Maupassant senza aver letto Proust avremmo letto Maupassant. Dopo aver letto Proust sarebbe tutto un altro autore».
Il finale promette diversi paradossi da proporre a Bayard: il più avvincente fa esplodere il pubblico in una risata e raccoglie applausi assieme a tutta la comprensione dello scrittore francese. Un uomo domanda timidamente: «vorrei sottoporle una questione: io sono uno scrittore e sono interessato al suo concetto di plagio per anticipazione. Da poco ho pubblicato un'opera. Si chiama "Commedia". Ecco vede, credo che un certo signore, attorno al 1300, mi abbia plagiato. Cosa mi consiglia di fare?».

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