04/09/2013

PER UN'ARCHITETTURA CIVILE E DEMOCRATICA

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I danni al paesaggio, inferti da speculazioni edilizie e cattiva gestione del territorio, rappresentano una ferita al corpo della collettività e ai diritti delle generazioni future. Occorre tornare a concepire le architetture come beni comuni al pari dell'acqua, della terra e dell'aria che respiriamo: luoghi in cui le persone possono camminare, incontrarsi, trovare risposte per la loro quotidianità, che le aiutano a vivere meglio e a pensare al futuro. Gli esempi presenti nel nostro paese sono numerosi e importanti: Raul Pantaleo e Marta Gerardi, autori di "Architetture resistenti", con l'aiuto dell'architetto Luca Molinari, ci guidano in un viaggio in Italia tra gli edifici-simbolo di un'architettura civile e sostenibile.

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Italiano

Raul Pantaleo e Luca Molinari hanno presentato il libro "Per un'architettura civile e democratica", realizzato insieme all'illustratrice Marta Gerardi. L'opera è una graphic novel e può essere considerata un progetto sperimentale, innovativo, che rende accessibile ai più il linguaggio tecnico dell'architettura, per avvalorarne la funzione comunitaria. In questo senso, deve essere considerata esperienza positiva e regalo per le generazioni future.
Il libro presenta una serie di immagini da condividere, sensazioni e giochi di bianchi e neri che l'illustratrice ha amalgamato per sintetizzare e riadattare il linguaggio architettonico al fumetto. L'ambizione degli autori vede il libro come un punto di partenza per la costituzione di una catalogo, di una guida di progetti realizzati per la comunità. Non mancano esempi concreti di progetti famosi e non. La Risiera di San Sabba a Trieste è stata riqualificata come museo nazionale da Romano Boico, con l'intento di esaltare i valori della Resistenza senza dimenticare la tragedia dei lager. Il Parco archeologico di Selinunte, ideato da Pietro Porcinai, per limitare il degrado dell'area storica.
Lo scempio edilizio di cui il nostro Paese è portatore insano da secoli ha trovato nel profetico romanzo di Italo Calvino "La speculazione edilizia" un esempio quanto mai attuale sulla violenta urbanizzazione delle nostre città, la soluzione è creare delle alternative che siano prima di tutto un reale cambiamento culturale. Per questo si deve riflettere sulla costruzione degli spazi, che devono essere pensati prima di tutto come bene comune, lontani dalla spettacolarizzazione sterile e mediatica dell'architettura contemporanea, legata più ai grandi nomi che all'utilità pubblica. È forte la necessità di celebrare un'architettura 'resistente', che abbia un valore etico e sociale durevole nel tempo. Un modo di concepire gli spazi che non siano sinonimo di degrado ambientale, di violazione dei diritti umani e della pari opportunità, ma un'architettura intesa come democrazia, come diritto di vivere in luogo accogliente: portare nel quotidiano questi valori etici è motivo di pacificazione tra gli individui.
Perché le zone industriali devono essere squallide? I luoghi brutti possono generare violenza. È giusto costruire la mentalità dei cittadini attraverso un approccio culturale che sia approfondito. «L'architettura ci riguarda perché la viviamo, la subiamo tutti i giorni». La partecipazione collettiva è essenziale per una piena coscienza della funzione pubblica di ciascun cittadino e del suo grado decisionale. Il che non significa mettere da parte il bello: l'esaltazione estetica deve camminare sullo stesso piano di funzione, natura e uomo. Il concetto di 'bellitudine', coniato da Pantaleo inteso come diritto a vivere in spazi ospitali, è stato ireinterpretato da uno spettatore: abitudine al bello.

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