05/09/2013

ARTICOLO 9: ARTE E COSTITUZIONE

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«La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.» Come le politiche culturali in atto nel nostro paese interpretino il dettato dell'articolo 9 della Costituzione, è quanto meno discutibile. Al di là dello stato di incuria in cui versa una parte non secondaria dei nostri monumenti, ormai da molti anni infatti si è affermata l'idea che il beneficio derivante dalla cultura, per una comunità, debba essere prevalentemente monetario, attraverso lo sviluppo di un indotto turistico per il territorio. Salvatore Settis ("Azione popolare") e Tomaso Montanari ("Le pietre e il popolo") ripartono invece dalla Costituzione, per riaffermare l'idea di una cultura che si pone prima di tutto al servizio della crescita civile di una comunità in trasformazione.

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Italiano

«Tra i privilegi dell'essere italiani c'è una Costituzione con l'articolo 9». Salvatore Settis ci ricorda con queste parole che, prima e quasi unica tra gli altri Stati moderni, l'Italia comprende tra i suoi principi fondamentali il rapporto tra i cittadini e il patrimonio culturale. L'archeologo e storico dell'arte napoletano e lo storico e teorico dell'arte Tomaso Montanari ridefiniscono in uno straordinario e coinvolgente dialogo i termini fondamentali di questo rapporto, messo sempre più a rischio dagli interessi economici.
«Il patrimonio pubblico ci viene presentato come una carcassa da spolpare. Noi dobbiamo usarlo come un corpo vivo!»: il rischio è quello che «il valore civico dei monumenti venga negato in virtù del loro valore turistico», che l'Italia venga messa all'asta e svenduta. E per quale motivo noi italiani dovremmo renderci parte attiva nella difesa di questo patrimonio? Per esercitare la sovranità che abbiamo ereditato e che la Costituzione attribuisce solo ed esclusivamente a noi: in quanto tali, noi cittadini abbiamo il diritto e il dovere di tutelare e di proteggere la bellezza che ci circonda e dobbiamo farlo per noi stessi, non per il nostro passato ma per il nostro futuro. Occorre quindi ricordarsi di essere cittadini ed opporsi al tentativo costante di privarci dei nostri diritti.
In questo quadro a tratti desolante Gloria, che ha studiato storia dell'arte, chiede che le siano dati almeno due motivi per non andarsene dall'Italia. Per Montanari, perché vi sono ancora maestre che hanno il coraggio di restare in Italia, seppur 'maltrattate', e di insegnare ai propri studenti, sia italiani che extracomunitari, che in Italia, oltre a quello delle parole, esiste anche il linguaggio dei monumenti e perché vi sono bibliotecari come quelli della Biblioteca dei Girolamini che, per averne denunciato la devastazione, sono stati fatti Cavalieri della Repubblica: grazie a persone come queste il nostro Paese potrà salvarsi. Per Settis, per l'autocoscienza che gli storici dell'arte hanno dimostrato sfilando il 5 Maggio a l'Aquila per richiamare l'attenzione su una città meravigliosa ancora in rovine. E poi, come detto in apertura, «non è vero che in Italia non c'è coscienza dell'arte: e la prova siete voi e il Festivaletteratura».

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