07/09/2013 - Lettere da Cuba

RACCONTI DAL MONDO DORATO

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Il protagonista di uno dei racconti più conosciuti di Francisco Lòpez Sacha, "Mondo dorato", è un povero cristo che, sbigottito dalla notizia letta sul giornale della caduta del muro di Berlino, rompe incidentalmente la tazza del water su cui è seduto. La sua sfortunata epopea all'Avana, alla ricerca di pezzi di ricambio e di un idraulico, con un intero mondo che crolla sullo sfondo, diventa una tragicomica allegoria della società cubana degli ultimi 20 anni. Narratore, saggista, professore d'arte e cinematografia, Francisco Lòpez Sacha è uno degli esponenti di spicco di quella generazione di scrittori che, nella Cuba degli anni '80, secondo lo studioso Danilo Manera «si sono ribellati al grigiore del decennio precedente con le sue museruole ideologiche», riprendendosi la satira, la comicità, ma anche l'intimità e l'erotismo come campo di gioco letterario. Lo presenta il giornalista Riccardo Romani.

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«A Cuba fra il 1989 e il 1993 non si potevano acquistare tazze del water; nel 1993 si potevano acquistare ma costavano circa cento dollari e mio figlio cos'ha fatto? Ha rotto la tazza del water!». Da questo episodio comico nasce uno dei racconti più conosciuti di Francisco López Sacha, intervistato dal giornalista Riccardo Romani per Festivaletteratura. Come buona parte della letteraura cubana dei primi anni Novanta, anche l'opera di López Sacha racconta quei «cinque o sei anni cruciali, ricchi di perdite fisiche e spirituali» durante i quali la crisi del mondo socialista ha messo a dura prova la rivoluzione, rivoluzione che ha resistito «perché sorretta dalla poderosa cultura cubana». Molti gli espedienti di cui López Sacha si è servito per comporre quello che Fornet ha definito «il racconto con cui si è iniziato a toccare la problematica del socialsmo cubano»: l'ironia prima di tutto, ma anche l'erotismo, la musicalità e il romanticismo. 
L'erotismo è una delle tematiche ricorrenti nelle opere dell'autore cubano, in quanto sostenitore del 'diritto al piacere' e dell'idea della naturalezza della corporeità. La stessa lingua cubana, secondo l'autore, riconduce inevitabilmente al sesso; così, mentre il resto del mondo si divide fra chi scrive di crudezza e chi scrive di bellezza, López Sacha cerca di unire i due campi in una specifica prospettiva culturale: il modo in cui i cubani, e solo loro, fanno l'amore. «Si tratta di uno scontro: lo scontro dei due sessi opposti, ma anche lo scontro con il Potere che proibisce la sessualità». Anche a Cuba, infatti, come in buona parte delle culture, soprattutto quelle occidentali, il piacere è qualcosa di proibito; proprio da questa considerazione parte l'analisi contenuta in una dei suoi ultimi romanzi "Aire de luz": una rilettura della Genesi che ci porta a riflettere sul rapporto fra lecito e proibito: «perché si proibisce qualcosa che non solo ci permette di riprodurci, ma dà anche piacere e dolore?» si domanda López Sacha, ma soprattutto «cosa succede quando si scopre che ci stiamo privando di qualcosa che ci appartiene?».
L'erotico ricorre anche nell'approccio 'musicale' dell'autore alla letteratura, che López Sacha definisce «un tessuto di frammenti di strutture sinfoniche» su cui l'autore inserisce la lingua e costruisce due piani che interagiscono fra loro, impedendo all'autore di perdersi nelle storie: il melodico (cioè l'influenza della società sull'individuo) e il ritmico (ossia l'erotico). Questo interesse erotico non esclude però il romanticismo, ci tiene a precisare Romani, che sottolinea un altro aspetto che si ripete nella scrittura di López Sacha, ovvero il dualismo tra le cose desiderate e ciò che non avremo mai, che presuppone la capacità di affrontare 'nemici' che in partenza sappiamo invincibili. «Tutto questo non solo è romantico - sostiene López Sacha - è anche rivoluzionario, perché significa essere disposti a cambiare la propria vita e a cambiare prospettiva ad ogni costo».
L'evento si conclude con un appello dell'autore, lo stesso che ha rivolto a Fidel Castro: difendere la propria cultura, che ha un nuovo nemico nella marginalità sociale, perché «gli eventi politici sono congiunturali, ma quelli culturali sono permanenti».

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