07/09/2013

Marie-Aude Murail con Vera Salton

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dagli 11 ai 13 anni

Tutti, nella famiglia di Marie-Aude Murail, vivono di scrittura, nelle sue forme più disparate, dal giornalismo alla poesia. Forse è anche per questa totale immersione nella parola scritta che Marie-Aude scrive da quando aveva dodici anni. Ha pubblicato più di settanta libri in vent'anni di carriera ("Nodi al pettine", "Baby-sitter blues") ed è diventata una delle scrittrici più amate dai ragazzi, in patria e all'estero. Si è cimentata nel divertente, ma difficile, compito di adattare grandi classici della letteratura in versioni più fruibili dai piccoli lettori, e ha giocato con un numero di creature bizzarre, come elfi, vampiri, alieni e golem. Uno dei suoi più grandi successi è "Oh, boy!", che in Francia ha conquistato oltre venti premi ed è diventato un film per la televisione. Insieme all'esperta di letteratura per l'infanzia Vera Salton, ripercorre la propria carriera di scrittrice.

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«Chiudete gli occhi e pensate ad un vostro grande amico. Un vostro amico a cui direste tutto. Adesso immaginatevi la sua voce, la quale vi racconta una storia. Pensate a quando questo vostro grande amico vi ha scritto qualcosa, come un bigliettino o una lettera. Per me quest'amico speciale è Marie Murail», ci ha detto oggi pomeriggio Vera Salton. Marie-Aude Murail è una scrittrice francese, cresciuta in una famiglia piena di interesse per la scrittura e la letteratura: padre poeta, madre giornalista, fratello e sorella anch'essi scrittori. Da piccola si annoiava molto, e ciò la portò ad appassionarsi alla lettura, anche se leggeva romanzi per persone molto piú grandi di lei, come ad esempio quelli di Dickens. È la famosa autrice di "Oh, boy!", "Miss Charity", "Nodi al pettine" e molti altri romanzi. Scrive delle favole realiste, si immedesima sempre nei suoi personaggi. È come Geppetto, in "Pinocchio", e i personaggi sono le sue marionette. Lei corre dietro loro come un genitore corre dietro ai suoi bambini. «Il mio modello è il mio fratellino, ma non com'è adesso, ma quando aveva tre anni. Le domande, le marachelle, le curiosità sono proprio quelle di un bambino che ha voglia di scoprire cose nuove, di scoprire il mondo. Non dovremmo mai lasciar morire dentro di noi la nostra prima infanzia. Tutti noi diventeremo grandi, ma dentro di noi avremo sempre 3, 7, 10, 13 anni». Noi abbiamo trascorso tutta la nostra infanzia in un mondo che non esisteva, in un mondo immaginario. Bisogna annoiarsi quando si è piccoli, perché è proprio cercando di combattere la noia che nasce la creatività. «Trovati una passione, e sarai salvata».

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