07/09/2013

PER UNA LETTERATURA AFROPOLITAN

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'Afropolitan' è il termine coniato da Taiye Selasi per descrivere la generazione di africani cosmopoliti nati nella diaspora, che sente come propria tanto l'eredità culturale dell'Africa, quanto quella dell'Occidente. Apprezzata da Toni Morrison e Salman Rushdie e inserita da "Granta" nella lista dei venti più promettenti autori inglesi under 40, con il suo romanzo d'esordio - una saga familiare che si sviluppa tra diversi continenti e generazioni - Taiye Selasi interpreta alla perfezione questo spirito nuovo del romanzo africano, che rivendica piena cittadinanza in una letteratura globale. Presenta l'autrice di "La bellezza delle cose fragili" il giornalista Marino Sinibaldi.

L'evento "Per una letteratura afropolitan" ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto presso Palazzo di San Sebastiano.

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«Perché quando parliamo di libri, parliamo sempre della nazionalità? Perché non diciamo libri che parlano della famiglia, libri che parlano dell'amore, della guerra, del cibo, dei libri?» si chiede Taiye Selasi, stanca di classificazioni che, alla ricerca di una presunta specificità nazionale o continentale, guardano più alla provenienza di uno scrittore che al contenuto. Il tema dell'incontro, che dà anche il titolo all'evento, "la letteratura afropolitan", è di conseguenza 'abolito'. Allo stesso modo «non è vero che c'è una nuova generazione di scrittori globali, perché ogni scrittore è universale, i suoi temi sono universali». Tutto ciò è evidente nel libro "La bellezza delle cose fragili", le cui tematiche vanno al di là delle origini africane dei personaggi e dei luoghi in cui il romanzo è ambientato. Il romanzo è la storia di un uomo, della sua ascesa e della sua caduta e di una famiglia (moderna, disseminata su più continenti), dei legami fra i suoi membri e di ciò che ha improvvisamente portato al suo smembramento quindici anni prima. C'è Kweku, affermato chirurgo di umili origini che ha lasciato il Ghana per trasferirsi negli Stati Uniti e realizzare il suo sogno; sua moglie Fola, di origini nigeriane, donna fredda segnata dalle guerre civili del suo paese, e i quattro figli. Oltre a loro abbiamo 'la famiglia intera', spirito sempre presente quando i suoi membri sono insieme, che agisce come personaggio a sé stante. In un primo momento sembrano la famiglia perfetta, quella che Kweku ha sempre desiderato, poi improvvisamente questo quadro idilliaco si frantuma e i rapporti sono segnati dal rancore e dai tradimenti, che i membri non riescono ad evitare, per quanto si amino, «semplicemente perché sono esseri umani». Laddove la famiglia è la dimensione fondamentale, il luogo principale è la casa: le varie case dei personaggi e la casa che Kweku fa costruire per la sua famiglia ad Accra, la casa dei suoi sogni, di cui, fin dall'arrivo in America, conserva il progetto disegnato su un tovagliolo. Una casa tipicamente ghanese, che allo stesso tempo è percepita come estranea in Ghana, poiché fa riferimento ad un modo di costruire tradizionale, presente nel Ghana che Kweku lascia da ragazzo, ma non nel paese in cui ritorna. Allo stesso modo Kweku è ghanese, si sente ghanese, ma quando muore per i suoi connazionali non è più ghanese, tutto ciò perché viviamo in un tempo che scorre velocemente ed un paese che in un determinato momento si presenta in un certo modo ma che dopo qualche anno è già diverso. Taiye Selasi, nata a Londra da madre nigeriana e padre ghanese, cresciuta negli Stati Uniti e attualmente residente a Roma, pone quindi l'attenzione sulla propria unicità, al di là dei luoghi di provenienza o in cui si vive.

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