08/09/2013 - Genealogie

MEMORIA DELLE ORIGINI E DEL FUTURO

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«Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo». Così si apre il Vangelo di Matteo: Dio ha scelto, per diventare uomo, una lunga storia umana, quella del popolo di Israele, nella quale la venuta di Cristo si pone come 'evangelo', buona notizia, compimento di una promessa. Una storia di vite vissute, di uomini retti e improbi, di solidarietà tra generazioni, di speranze. «L'uomo - ha scritto Elie Wiesel - è definito dalla sua memoria individuale, legata alla memoria collettiva». Dimenticare chi ci ha preceduto - secondo Enzo Bianchi - significa uccidere, con il passato, anche il futuro che esso conteneva, negandosi ogni possibilità di giungere alla propria e all'altrui verità.

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Ricchissimo di valori l'incontro in Santa Barbara con Enzo Bianchi. Ricchissimo come il nostro passato, come il bagaglio di storie che ci portiamo dietro nelle nostre genealogie. Un argomento che non viene mai approfondito, contribuendo a quella perdita di memoria che sta diventando davvero un male grave per la nostra società.
Di genealogie nella Bibbia ne troviamo una quindicina, e la loro importanza risiede proprio nel fatto che c'è bisogno di sapere da dove veniamo, per non perdere l'identità, per non perdere il legame con il nostro passato. Infatti, una cultura che privilegia solo il presente, è destinata a perdere tutti i valori che sono stati conquistati. ≪Se non abbiamo un passato sul quale puntare i piedi per spiccare il salto, non c'è futuro≫. E arriva la crisi che stiamo vivendo, che è soprattutto culturale, etica, antropologica. Ai giovani è stato rubato il futuro proprio perché guardiamo solo al presente, al precario. I rabbini dicono che se dimentichiamo chi ci ha preceduto, è come se li uccidessimo, e quindi come se uccidessimo anche il futuro, senza arrivare alla verità. Ecco perché nella Bibbia le genealogie sono importanti, anche se ormai vengono viste come qualcosa di oscuro che non si può commentare la domenica a messa. Adamo. Alla base di tutte le genealogie. Ma nella Bibbia è Adam, il terrestre, il creato da Dio a sua immagine. Da lui, dal terrestre, veniamo tutti e tutti possiamo dirci creati ad immagine e somiglianza di Dio. Continuità. Dio crea Adam, due persone che si amano creano la vita. L'amore creatore di Dio lo abbiamo anche noi, ed è questa la cosa straordinaria. Possiamo creare la vita come Dio. Arriviamo quindi ad Enoch, che non sapeva chi fosse Dio perché non si era ancora rivelato. Ma Enoch era un uomo giusto, camminò con Dio proprio perché viveva in questo modo. E alla fine non morì, ma Dio lo prese con sé. Insegnamento importantissimo. Tutti, anche chi non conosce Dio, può essere giusto, può vivere nella legge, nella giustizia, nella grazia. In un mondo dove pensiamo che chi non sia cristiano non possa essere giusto, sarebbe molto bello sentire questo brano molto più spesso. Ma il padre di Noè chi era? Un violento, un terribile personaggio, una figura che addirittura fu causa del diluvio. Nonostante questo, nacque Noè. Perché il destino non è segnato. È vero, noi abbiamo tutto quello che ci viene da chi ci ha preceduto, ma siamo sempre liberi di scegliere, di prendere una via completamente diversa. La violenza non è un destino, possiamo sempre scegliere. E da Noè abbiamo il primo tentativo di disegnare il mondo. I figli Sem, Cam, Iafet rappresentano i popoli della terra allora conosciuta. Sem per il Medio Oriente, Cam per l'Africa e Iafet per l'Occidente. Ma tutti questi vengono da Dio. Sono diversi, certamente. Ma è una diversità che è benedetta da Dio. ≪C'è l'uguaglianza nella diversità, nella pluralità≫. Perché l'unità dell'umanità non è monolitica, escludendo quindi il diverso. Ma più c'è differenza e più c'è ricchezza. Sicuramente è una differenza faticosa, che può portare conflitto, ma è il sale della vita e la vera bellezza dell'umanità. Ci sono storie terribili, descritte ancora nella Bibbia. La distruzione di Israele da parte dei Babilonesi e la deportazione degli uomini a Babilonia. Ma altrettanto terribile è il rientro degli Ebrei in patria, che cercarono di purificare la razza che nel frattempo in patria si era persa. Quanto sono attuali tutte queste cose. Ma la Parola di Dio riesce a farsi sentire anche in questo caso. Nel libro di Ruth si racconta come la nonna di Davide fosse una straniera, di un popolo odiato dagli Ebrei. Anche questo dovrebbe far riflettere gli uomini di oggi tanto come quelli di allora. Arriviamo al Vangelo, infine. Matteo elenca gli antenati di Gesù. Quasi tutti delinquenti (compreso Davide). E le donne perlomeno di facili costumi... Ma Matteo ci vuole dire che Gesù ha la storia quotidiana di tutti, anche nella vergogna e nel peccato. Così come tutti noi che abbiamo storie personali simili. E Luca completa in questo modo. Gesù è figlio di Adamo, che è figlio di Dio. Tutti siamo sempre figli di Dio. E la nostra storia fa sempre parte di una storia più grande di noi, fa parte della storia dell'intera umanità. Con i suoi difetti, le sue violenze, i suoi gesti eroici, le sue vite sconosciute ma giuste. Nella solidarietà. Gesù è venuto per salvare la vita, la storia, la genealogia, l'umanità. Perdoniamo gli altri, perdoniamo i peccati di chi ci ha preceduto, nel silenzio, nell'intimità della famiglia. E potremo salvare la nostra vita, le nostre esistenze.

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