08/09/2013 - Vocabolario europeo

VOCABOLARIO EUROPEO. La parola (d)agli autori

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Tijana Djerković - dal serbo, ЉУДСКОСТ: la sottile umanità personale.
Margaret Drabble - dall'inglese, golden: dorato, aureo.

Parola per parola, il vocabolario europeo di Festivaletteratura cresce: non si tratta soltanto di parole in più, ma di relazioni, intrecci, richiami che si moltiplicano appena un nuovo vocabolo viene inserito. Anche quest'anno, le parole verranno fatte parlare a coppie, grazie alla voce degli scrittori che le hanno scelte, per comporre alla fine degli incontri - condotti dagli storici della lingua Giuseppe Antonelli e Matteo Motolese - una polifonia in otto lingue: catalano, finlandese, inglese, italiano, romeno, serbo, tedesco, ungherese.

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Italiano
Inglese

Ci sono parole uniche, dal significato così particolare da sembrare quasi intraducibili, e ci sono parole diffuse, con un significato preciso e stabilito in ogni lingua. Ci sono quindi parole facili e parole difficili, anche se non sempre quelle più diffuse sono le più facili.
Stimolate da Matteo Motolese, Tijana Djerkovic e Margaret Drabble scoprono di avere in comune molto più di quanto sembrerebbe. Ad un primo sguardo, poco o nulla sembra legarle: serba la prima, britannica la seconda, propongono due parole opposte. 'Lijudskost' è una parola serba davvero unica (su Google compare solo 30 volte e mai in pagine italiane), e significa 'la sottile umanità personale': «L'ho scelta per descrivere la nostra precaria condizione di uomini e donne, perché per rimanere umani bisogna esercitare un continuo sforzo nell'approccio verso gli altri. Qualcosa che sembra mancare nella nostra vita quotidiana, quando il rispetto della dignità umana passa spesso in secondo piano».
La Drabble sceglie invece una parola più conosciuta: 'golden'. «Mi ossessiona nella sua ambiguità: da un lato l'oro richiama il valore e la bellezza, dall'altro - come ci insegna Dante - è il simbolo della cupidigia materiale». Un valore e una bellezza che per lei riguardano soprattutto la letteratura, che riesce a scovare, anche nel paesaggio, «al di là, e non sotto, le apparenze».
Da un lato, quindi, una parola-concetto, dall'altra un aggettivo diffuso, visivo, a volte quasi stereotipato. Ad accomunarle il richiamo all'accezione positiva del concetto di valore: «Il 'lijudskost' ha un costo umano - sottolinea Djerkovic -: è molto più facile mandarsi a quel paese che cercare la parte migliore di sé in ogni circostanza. Alla fine, perciò, è anch'esso molto 'golden'».

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