08/09/2013

Andrés Neuman con Lella Costa

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«Andrés Neuman è toccato dalla grazia e la letteratura del XXI secolo sarà affar suo e di pochi suoi fratelli di sangue. Ogni buon lettore ritroverà nelle sue pagine ciò che è dato incontrare solo nella grande letteratura». Roberto Bolaño lo elegge come suo erede letterario e, nonostante la giovane età, lo scrittore argentino Andrés Neuman non sembra sentire la responsabilità e spazia con eguale talento dal romanzo storico ("Il viaggiatore del secolo") alla fiction contemporanea ("Parlare da soli"). Sulle sue qualità di scrittura e sulle sue ispirazioni indaga Lella Costa.

L'evento 215 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma.

Originariamente il suo svolgimento era previsto presso Palazzo d'Arco.

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Andrès Neuman, nato a Buenos Aires nel 1977, si trasferì da bambino, con il padre musicista, a Granada, in Spagna, dove ha compiuto gli studi universitari ed è divenuto docente. Non era ancora ventenne quando cominciò a pubblicare racconti e poesie, distinguendosi tra i migliori giovani autori latino-americani. Il grande scrittore Roberto Bolaño, scomparso nel 2003, affermò che Neuman aveva due doni, quello di «osar penetrare nell'oscurità mantenendo gli occhi aperti» e di far commuovere i suoi lettori. «Sa combinare il senso della narrazione con il gusto per un mosso, penetrante liricismo» ("El Pais"). «Bello e vibrante, pieno di poesia e di tenerezza» (El Cultural). «Lucidità, concisione e capacità di aprire nuovi mondi possibili» ("Carajo"). Insomma, la critica letteraria è concorde su un giudizio entusiastico. Oggi Neuman al Festival dialoga con Lella Costa, attrice, scrittrice e doppiatrice, bibliofila colta e appassionata, per presentare il romanzo "Parlare da soli" (2013). La Costa legge, anzi interpreta magistralmente un brano del libro, commentandolo poi e confessando di essersi molto commossa dalla prima all'ultima pagina, apprezzando la forza e la delicatezza nell'affrontare temi scottanti come gli affetti, il dolore, la malattia, la morte, il tradimento, la sessualità Il romanzo è composto da capitoli, in ciascuno dei quali la narrazione avviene da parte dei personaggi, che formano due triangoli: genitori-figlio (Elena, Mario e Lito) e coppia-amante (il medico che ha in cura Mario, malato terminale); essi parlano in un registratore, sulla carta e col monologo interiore, descrivendo ciò che accade ai sentimenti prima, durante e dopo la scomparsa di una persona amata che ha richiesto le loro cure. Tra le voci, quella più potente appartiene alla donna, che vive con forte senso di colpa la sua storia di attrazione sessuale, ma senza sottrarsene, per riappropriarsi della vita. La Costa chiede a Neuman come sia riuscito a penetrare così a fondo in un personaggio femminile, ed egli risponde di aver lanciato una sfida a se stesso, alle potenzialità letterarie del sapersi calare in un personaggio, al superamento del patriarcato giudicante - che tradizionalmente rinchiude le donne in un ruolo prefissato - all'eterna lotta fra Eros e Thanatos. La voce più difficile da far parlare, comunque, è stata quella del bambino, afferma l'autore: infatti per darle la giusta dimensione ha dovuto lasciar da parte il linguaggio adulto, la complessità, le metafore, il lessico ricco. La Costa interroga infine l'ospite sui tabù letterari che egli ha affrontato: la descrizione della malattia e l'incombenza della morte, una sorta di narcisismo tragico' del malato, il dolore di chi assiste e cura sentendosi in colpa per il fatto di sopravvivere. Nel cortile dell'Archivio di Stato il pubblico si è affollato numerosissimo, anche in piedi, per onorare il giovane, coraggioso e talentuoso scrittore, interrompendo e inframmezzando spesso il dialogo con lunghi e calorosi applausi.

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