08/09/2013

Mathias Énard con Marcello Fois

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Ci sono flussi temporali che solo la scrittura romanzesca è in grado di immortalare: può trattarsi di un viaggio in treno lungo una notte, in cui l'incedere della Storia ufficiale entra in simbiosi con la coscienza di una spia, oppure di un incontro tra il genio di Michelangelo, l'Impero ottomano e la luce del Bosforo, nato in quell'antico crocevia di racconti che è il Mediterraneo. In questo perenne movimento di fatti e persone resta un solo punto fermo, vale a dire il talento letterario di Mathias Énard ("Zona", "Parlami di battaglie, di re e di elefanti"), francese di nascita e apolide d'adozione, intervistato al Festival dallo scrittore Marcello Fois.

L'evento 229 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma.

Originariamente il suo svolgimento era previsto presso il Cortile dell'Archivio di Stato.

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Francese

Soltanto due dei suoi libri sono stati tradotti in Italiano, ma il suo nome è noto da anni fra i pareri più severi della critica internazionale. Il primo, "Zona", ha meravigliato i lettori di tutta Europa per la sua originale forma narrativa. Un flusso di coscienza ininterrotto di un personaggio moralmente dubbio, che, in un viaggio in treno da Milano a Roma, in una notte di dicembre, ripercorre la storia della sua vita. Una spia francese che ha avuto le mani in pasta in affari sporchi di tutta Europa, ha conosciuto storie e vite diverse, orrori lancinanti e guerre ingiuste, ora decide di consegnare al Vaticano i documenti che compongono il suo dossier personale, accumulato in anni e anni di ricerca.  Ma questa insolita unione fra flusso di coscienza e romanzo storico è il pretesto per tracciare un ritratto dell'Europa moderna, frutto di cinque anni di viaggi, studi, incontri ed interviste, conseguiti da Mathias Énard. Ne esce un'analisi profonda di un'Europa dove la popolazione più occidentale e ricca, è convinta di vivere in un periodo di pace diffusa, mentre nelle periferie del Mediterraneo continui conflitti logorano popolazioni ed economie già fragili. Ma Marcello Fois, che ha presentato l'autore, ci avverte: «"Zona" distrugge questa illusione con un linguaggio crudo, vero, reale, che non tende ad ottenere la benevolenza del lettore, ma descrive senza scrupoli ciò che non si vorrebbe leggere, lo scabro, l'ignobile.» Riguardo alla scelta stilistica del flusso di coscienza, dice «Non preoccupatevi, è comunque di facile lettura. Perché seppure non ci sia un solo punto lungo tutto il racconto, sarete voi lettori a dare le pause, sarete voi stessi a stabilire la velocità del pensiero, a dare ritmo al fluire dei ricordi. Il flusso di coscienza non è veramente tale: sarebbe stato impossibile scrivere un romanzo storico come "Zona" lasciando all'inconscio la guida dei pensieri.» L'altro libro "Parlami di re, di battaglie e di elefanti", è un gioco letterario che fa comunque il verso al romanzo storico. Un'altra Europa raccontata, lontana nel tempo e nello spazio, decentrata come solo può essere una città come Istanbul, quando ancora veniva chiamata Costantinopoli. Lo spunto stavolta è da una parte qualche cenno in testimonianze scritte e dall'altra un vuoto documentale. Un protagonista d'eccezione: Michelangelo Buonarroti, sbarcato nella città del Medio Oriente per progettare un ponte sul Corno d'Oro, al servizio del Sultano Bayazid II. Della presenza di Michelangelo in Turchia è il Vasari che ce ne parla, ma è solo un accenno. Altri documenti avallano questa ipotesi: lettere e rilievi di Santa Sofia che l'artista avrebbe inviato all'architetto Sangallo ed una poesia firmata "Michelangelo in Turchia". Ma in fondo non esistono prove certe della sua permanenza in Costantinopoli. Énard dice «L'idea è nata a Roma, dove vivevo all'epoca. In quel periodo stavo scrivendo "Zona", e, di pomeriggio, andavo alla biblioteca di Villa Medici per schiarirmi le idee. Un giorno, per caso, lessi la "Vita" di Giorgio Vasari dedicata a Michelangelo e capitai sul passaggio in cui racconta che l'artista fu invitato a Costantinopoli dal Sultano. Rimasi stupefatto. Ho cercato di saperne di più. Avevo l'inizio di una storia. Michelangelo ad Istanbul: una vera sfida. Ci ho messo circa tre anni per scrivere il libro». Ma dove i documenti finiscono e lasciano spazio all'immaginazione, Mathias inventa una storia plausibile. Ipotizza che l'artista sia andato veramente ad Istanbul, accolto da una città ospitale, orientaleggiante ed accogliente, ricca di colori e profumi. Immagina che l'estro artistico di Michelangelo abbia conquistato l'ambizione del Sultano, che in precedenza aveva rifiutato altri talenti come Leonardo Da Vinci, e che i lavori siano effettivamente cominciati. Ma che purtroppo, una volta partito per tornare in Italia, le fondamenta del ponte siano crollate sotto la forza implacabile del terremoto (reale e documentato) del 1509.

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