04/09/2014

E VISSERO TUTTI SOVIETICI E CONTENTI

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C'è stato un momento, a metà del XX secolo, in cui «la gente credeva che l'economia di stato dell'Unione Sovietica sarebbe davvero riuscita a prevalere sul libero mercato, generando un mondo di ricchi comunisti e capitalisti invidiosi». A questa favola sommersa dal tempo e dalla storia ha attinto Francis Spufford ne L'ultima favola russa, un testo a metà strada tra finzione e realtà, in cui le missioni spaziali di Jurij Gagarin si accompagnano all'umorismo di Khrushchev e alle teorie dell'economista premio Nobel Leonid V. Kantorovich. Ne risulta la minuziosa miniatura di un mondo scomparso, di cui l'autore parla insieme al docente di Cultura russa Gian Piero Piretto.

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Il tema regnante è un'idea. "L'ultima favola russa", ultimo libro di Francis Spufford, è un'opera basata sul sogno sovietico, durato più di vent'anni, di essere una macchia colorata in contrasto con il grigiore dei capitalisti invidiosi. L'autore ha dichiarato che la sua opera non è né un libro né un saggio, ma a tutti gli effetti una favola che intraprende un viaggio partendo dal 1938 al 1960. L'autore ha presenziato per chiarire la confusione che quest'opera ha sollevato: essa potrebbe essere definita una sfida, dal momento che è scritta da un nuovo punto di vista, quello dei sovietici. Spufford narra infatti di personaggi reali e fittizi che rincorrevano con ardore il sogno di diventare la prima potenza mondiale. Tra battute e contesti lo scrittore ha trasportato tutto il pubblico su un tappeto volante, sorvolando terre desolate, per attraversare le menti di personaggi esistiti veramente come il matematico Leonid Kantorovich. L'autore ha letto e studiato a lunga la cultura e la storia russa per poter infine esprimere l'obiettivo conclusivo: spiegare la pianificazione sovietica, sempre in conflitto con quella statunitense, per il predominio di progresso e beni. Francis Spufford è un personaggio brillante e carismatico che è riuscito a dare una voce a tutti coloro che non sono mai stati ascoltati, permettendo così di avvicinarsi a una vicenda storica incomprensibile agli 'outsider', che conoscono solo quello che la propaganda ha lasciato passare. Lo stato federale comunista ha rappresentato il miraggio di salvezza di un intero paese. Lo scrittore ha ricostruito quella che è stata una battaglia avvincente tra lo splendente e forte cittadino sovietico e il triste e debole capitalista d'interesse. Non dimenticando, però, che questa è una favola, come ci ammonisce Spufford: «ricorda, lettore, che la storia non si svolge nella vera e propria Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ma in un reame vicino; vicino a quella quanto i desideri sono vicini alla realtà, ma anche altrettanto lontano».

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