05/09/2014

ESTATE 1914

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Dietro lo pseudonimo Hans Tuzzi, con cui ha firmato saggi di bibliofilia e i gialli milanesi con protagonista Alberto Melis, si nasconde Adriano Bon, uno dei più raffinati scrittori e bibliofili italiani; Andrea Molesini insegna Letteratura comparata all'Università di Venezia ed è tra i più stimati e letti scrittori italiani, come testimonia tra l'altro il premio Campiello vinto con Non tutti i bastardi sono di Vienna. Due scrittori molto vicini, come mostrano i loro recenti romanzi, Il trio dell'arciduca per Tuzzi e Presagio per Molesini, entrambi ambientati alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale. A mettere in risalto le loro affinità sarà Simonetta Bitasi.

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Italiano

Estate 1914. Cento anni fa. Siamo all'alba di un evento che segnerà il destino dell'Europa per i decenni a venire. C'è un fremito, un'agitazione, un sentore che le cose stanno per cambiare. Già da diversi anni in realtà, da quando l'impero Ottomano è in crisi, e tutti gli stati confinanti aspettano che si sfaldi. L'Europa sta vivendo il periodo più florido e ricco di sempre, la belle epoque, i cafè chantant, la corrente elettrica, l'automobile, la radio, Einstein e Freud. È l'apice del positivismo, i segreti del mondo sembrano essere a portata di mano.  In questa situazione, sull'orlo dorato di un baratro altissimo, sono ambientati due romanzi, uno di Hans Tuzzi, "Il trio dell'arciduca", e l'altro di Andrea Molesini, "Presagio". Non sono romanzi di guerra, non trattano del fronte, si fermano temporalmente a quest'ultima estate gloriosa di fasto e lusso, destinata però all'autodistruzione. Nel primo, Neron Vukcic, agente segreto dell'impero Asburgico indaga sul ritrovamento del cadavere di un mercante turco sulla riva del mare di Trieste. Ma man mano che avanza con le ricerche, viene avvolto da un susseguirsi di trappole, agguati, loschi figuri, società segrete che stanno tramando qualcosa di grosso, di pericoloso. Di lì a poco infatti, a Sarajevo sarà ucciso l'arciduca Francesco Ferdinando, evento che scatenerà la prima guerra mondiale. E proprio dalla dichiarazione di guerra che prende spunto "Presagio", il romanzo di Andrea Molesini. Siamo a Venezia, e il tenutario del Grand Hotel Excelsior, il commendatore Niccolò Spada, sta raccogliendo i pensieri e le forze per annunciare ai suoi magnifici ospiti, nobili e ricchi magnati provenienti da tutta Europa, lo scoppio del conflitto. Sa che dal giorno dopo il suo albergo sarà deserto, che la sua vita cambierà, che tutto ciò in cui ha investito, i suoi sogni e i suoi soldi, finirà. In questa complicata situazione si fa avanti Margarete Von Hayek, donna affascinante e pericolosa, che chiede al commendator Spada una lettera di credito molto particolare. Il romanzo prosegue indagando la psiche dei due protagonisti, che sullo sfondo di un'Europa sfaldata e in conflitto, vengono travolti da un turbinio di passione. Ma la presentazione dei libri è soltanto un pretesto per far discutere i due autori sulla temperie dei primi anni del Novecento, su quel periodo di progresso e fragilità; che nonostante il positivismo, le grandi conquiste della scienza dell'epoca, è stato inevitabile lo sfaldamento sociale dell'impero Ottomano, con le conseguenze che ha portato.  Come succede che la polvere si posi sui palazzi? Com'è possibile che le fogne si otturino? Com'è possibile che si invecchi e che i nostri capelli diventino bianchi? C'è qualcosa di ineluttabile che domina le nostre vite e che rende il nostro avvenire inevitabile. Così in tutta Europa si sapeva che la guerra sarebbe scoppiata, senza poter fare nulla per evitarlo. Così, come Molesini apre il suo libro con una frase di Rainer Maria Rilke, «il futuro entra in noi, per trasformarsi in noi, molto prima che accada».

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