05/09/2014

LA VERITÀ DEL MOMENTO

2014_09_05_083

«Viaggiare e scrivere. Non so se scrivere per viaggiare o viaggiare per scrivere». Così pensava da ragazzo il grande giornalista Bernardo Valli, testimone diretto delle lotte di tanti popoli, autore di reportage, narratore di mutamenti epocali, interprete delle vicende politiche e culturali dell'Europa degli ultimi quarant'anni. Raccolti in volume, sono presenti articoli e reportages da lui redatti negli anni dal 1956 al 2014 e apparsi sui maggiori quotidiani italiani. Importante è anche la riflessione sui caratteri costitutivi e sulla radicale metamorfosi che ha subito, nel tempo, la professione di reporter e di corrispondente di guerra. Dialogherà con lui Franco Contorbia, docente di Letteratura italiana e grande esperto di scrittura giornalistica.

L'evento 083 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto presso il Teatro Ariston.

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"La verità del momento" è un libro che raccoglie tutti i più importanti reportage giornalistici di Bernardo Valli e che ripercorre attraverso i continenti la sua vita e carriera. Un libro che ha permesso allo stesso Valli di riscoprirsi in qualche modo: «Alcune cose che avevo scritto - ammette - non le ricordavo nemmeno io». Il titolo della raccolta non racconta solo un uomo, ma anche un mestiere. Nel giornalismo la verità è sempre in continua evoluzione: un leader africano che ha emancipato il proprio popolo può dopo poco diventare un tiranno. Come trovare la verità in un mondo così instabile? Il mondo cambia ed il cronista riesce a percepirne e raccontarne sempre solo un piccolissimo tassello. Per questo per Valli il giornalismo è un lavoro artigianale, di minuziosa ricerca della realtà. Non una scienza perché non ci sono certezze, né un'arte perché non ha nulla a che fare con la fiction. Il giornalismo è un servizio per cui servono sfrontatezza e faccia tosta, ma è anche un mestiere meraviglioso. «Direi, esito a dirlo, che mi sono divertito per sessant'anni, perchè ho avuto l'occasione di vedere il mondo mentre stava evolvendo». Sulla scelta di fare il giornalista ha influito molto il fatto di essere nato a Parma, in provincia, in un'epoca in cui perfino trasferirsi per lavoro a Milano poteva sembrare un'avventura. Il giornalismo, come i libri, rappresentava un modo per evadere, per staccare dalla normalità. Iniziare a lavorare per un giornale allora era solo il modo per riuscire a viaggiare, e scrivere articoli il pedaggio da pagare per fare una vita da fuggitivo. La sua fortuna poi è stata l'apertura di alcuni nuovi giornali vicini alle sue idee e disposti ad assumerlo: "Il Giorno" prima e "La Repubblica" poi. A chi gli chiede come vede il futuro del proprio mestiere risponde senza amarezza. Secondo Valli il giornalismo e l'informazione non moriranno mai e quella che stiamo vivendo più che una rivoluzione è un grande cambiamento: un cambiamento contro il quale il rammarico è inutile, meglio osservarlo da veri giornalisti, con la solita curiosità e desiderio di raccontare.

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