05/09/2014

OPRICNINA, MADRE RUSSIA E ULTRAVIOLENZA

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È mai possibile afferrare le contraddizioni che attraversano la Russia contemporanea senza ricorrere a un eccellente romanziere, capace di fondere il pulp con la satira politica, Gogol e Dostoevskij con la letteratura postmoderna? Pare che il moscovita Vladimir Sorokin (La coda; Ghiaccio; La giornata di un Opričnik) faccia al caso nostro e le sferzate del suo sarcasmo sembrano confermarlo: facile che la sua penna trasformi un sogno nazionalista in un incubo neo-zarista, o una setta di puri in un manipolo di ultra-violenti. E chi, meglio di Paolo Nori, potrebbe misurarsi con una carica eversiva di tale portata? Provare per credere!

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Russo

La Russia del 2027 vista attraverso la lente della distopia di stile orwelliano, ma narrata con l'introspezione psicologica tipica della tradizione letteraria russa. È la ricetta narrativa che ha portato Vladimir Georgievič Sorokin a essere riconosciuto come uno degli autori più significativi del postmodernismo russo. Nel Tempio di San Sebastiano Paolo Nori, scrittore e giornalista specializzato nella cultura russa, e l'autore stesso presentano "La giornata di un opričnik", scritto nel 2006 ma pubblicato in Italia quest'anno da Atmosphere Libri.
 Il romanzo è ambientato in un futuro non molto lontano, in cui la Russia ha restaurato la monarchia e innalzato una muraglia, simile a quella cinese, che la divide dall'Occidente. Nel regime repressivo che si è instaurato, anche gli Opričnik, la polizia segreta di epoca zarista, è tornata in forze e il libro ripercorre la giornata di uno dei suoi esponenti più temuti, tra efferratezze e lampi di umanità. Gli 'opričnik', letteralmente 'persone separate' dal resto del mondo, sono un fenomeno assente dalla letteratura del Novecento, che sembra averne rimosso l'esistenza. Ma, come sosteneva Freud, un fenomeno che non viene ricordato sparisce dalla coscienza, insomma rischia di ripetersi. E così Sorokin immagina che nel 2027 queste forze speciali vengano reintrodotte per volere del sovrano e che si comportino secondo una mentalità che fonde elementi moderni ed elementi medievali, in un surreale e stridente contrasto. I nuovi 'opričnik' usano gli smartphone e si spostano in Mercedes, anche se continuano a chiamarle 'cavalli', come se si sentissero un nuovo ordine cavalleresco. La Russia di oggi e di ieri, il ruolo dei libri nei Paesi a regimi totalitari, il rapporto tra intellettuale e potere sono i temi che dominano l'incontro. Paolo Nori ricorda la Russia conosciuta durante i viaggi con accenti di affetto e nostalgia, mentre Sorokin è molto più duro col proprio Paese, che ha processato i suoi libri per pornografia, ottenendo soltanto di farli salire in classifica. La censura ha tradizionalmente un ruolo iportante nella diffusione dei libri in Russia, dove negli anni sovietici i testi proibiti avevano ampia circolazione nel formato samizdat, il self-publishing clandestino che garantiva per un'opera messa all'Indice un sicuro successo di pubblico. I rimandi si moltiplicano, tra storia e fantascienza: dai roghi di libri di hitleriana memoria, a quelli che Bradbury immagina nel suo "Farenheit 451", fino a "La giornata di un opričnik", in cui è il personaggio dell'indovina a bruciare i manoscritti, contrariamente a quanto avviene ne "Il Maestro e Margherita", in cui, come sottolinea Nori, i manoscritti non prendono fuoco.

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