07/09/2017 - Consapevolezza verde

UN MISCUGLIO CI SALVERÀ

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Negli ultimi anni, i contadini sono stati progressivamente allontanati dalla produzione delle sementi, relegata al miglioramento genetico in laboratorio. Lungi dall'accettare una visione dei semi quale risorsa brevettata dall'industria, Salvatore Ceccarelli lavora da sempre sulla selezione partecipata di questi ultimi in vari paesi del Medio Oriente, del Magreb e del Corno d'Africa, coinvolgendo direttamente l'agricoltore nella sperimentazione e investendolo di un ruolo centrale nel controllo e nella valutazione finale del processo di selezione naturale. Insieme alla giornalista Silvia Bencivelli, l'autore di "Mescolate contadini, mescolate" spiegherà come la selezione partecipata sia un importante strumento per garantire quella sicurezza alimentare necessaria anche per prevenire nuove ondate migratorie. La necessità di investire in sistemi di alimentazione sostenibili e sviluppo rurale è al centro delle celebrazioni della Giornata Mondiale dell'Alimentazione (GMA) 2017.
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Rivoluzione dei paradigmi economici, sommovimenti geo-politici, ripensamento della forma città: l'emergenza climatica richiede con sempre maggiore urgenza un nuovo paradigma di pensiero. In un'affollata Chiesa di Santa Paola, prende forma una piccola rivoluzione attraverso le parole innovative di Salvatore Ceccarelli. Intervistato dalla giornalista Silvia Bencivelli, il genetista di fama internazionale espone le tesi del suo ultimo libro "Mescolate contadini, mescolate", impreziosendo la sua esperienza professionale con aneddoti di viaggi e di vita. Il suo è il racconto di uno scienziato, ma soprattutto di un viaggiatore scientifico che non conosce confini e frontiere, perché «una storia di scienza non può mai avere confini». L'autore ricorda come tutto ebbe inizio molto semplicemente, quando ad una conferenza in cui veniva denunciata la mancanza di genetici italiani nei centri internazionali di ricerca, si alzò e disse «io sono interessato!». Fu così che negli anni '80 si stabilì in Siria per l'International Center for Agricoltural Research in Dry Areas (ICARDA), ma ha continuato e continua a viaggiare in zone problematiche dal punto di vista agronomico, dall'Iran all'Eritrea. Tuttavia la Siria, che ha conosciuto per la sorprendente ospitalità e solidarietà umana, è avvolta nella sua memoria di un significato unico. Qui ha vissuto per trent'anni, sperimentando in 24 villaggi i suoi progetti di selezione delle sementi e miglioramento genetico partecipativo, e qui purtroppo ha assistito alla distruzione della Banca dei Semi e delle speranze dei futuri genetisti siriani, a causa dell'attuale guerra. Le sue idee hanno varcato i confini, diffondendosi per efficacia e vigore rivoluzionario. Ceccarelli avanza una critica serrata alla Rivoluzione Verde. Iniziata in Messico negli anni '40, portata avanti grazie agli ingenti finanziamenti della Rockefeller Foundation, si è estesa in tutto il mondo, promuovendo l'impiego di varietà vegetali geneticamente modificate, l'uso massiccio di fertilizzanti chimici e sistemi di irrigazione, allo scopo di aumentare la produttività e l'omogeneità delle differenti colture. Ma «perché aumentare la produttività, se è vero che la produzione attuale di sementi garantisce un surplus di mille calorie rispetto al fabbisogno calorico giornaliero?» si chiede il genetista. Ceccarelli è categorico «il problema non è produrre di più». Aggiungendo alcuni dati emblematici a supporto della sua tesi: 1 miliardo e 300 tonnellate di cibo sprecato, quasi 2 miliardi di persone obese, spese per la cura del diabete in vertiginoso aumento, eppure 800 milioni di persone soffrono la fame nel mondo. Ammettendo di essere un «rompiscatole», la sua domanda porta con sé alcune risposte implicite: Monsanto, Syngenta, DowDuPont... Cambiano i nomi, ma non le dinamiche. Il cibo è oggetto di bussiness, non di nutrimento. Ceccarelli invita a scombinare la gerarchia della selezione delle sementi, non più una scelta monovarietale imposta dall'alto, ma una scelta che parte dal basso, dalla Terra, dai contadini, da tutti noi. La selezione delle piante dovrebbe avvenire nelle condizioni agronomiche reali «fra gli agricoltori, facendo degli agricoltori i propri collaboratori». Il genetista afferma la necessità di un'agricoltura basata sulla biodiversità dove la molteplicità di semi costituisca un'opportunità per scoprire nuove varietà vegetali, ma soprattutto una reale sicurezza alimentare a fronte di siccità e carestie. Una rivoluzione a portata di tutti: «un mio amico ha piantato un miscuglio di semi e ora porta al mercato zucchine diverse, porta al mercato la possibilità di fare scelte diverse».

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