08/09/2017

FAR WEST CROAZIA

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Olja Savičević esordisce in Italia con "Addio, cowboy", originale romanzo che l'ha consacrata tra le migliori narratrici europee. Il cowboy in questione - o meglio, l'appassionato di cowboy - è il fratello minore di Dada, giovane studentessa della Dalmazia, che torna a casa per scoprire la causa del suicidio del ragazzo. Avventure, incontri e salti temporali al rocambolesco inseguimento della verità, che tutti sembrano conoscere tranne lei. È una storia che parla di colpe, inganni e pesi da sopportare, ma è anche l'occasione per lanciare uno sguardo alle dinamiche e alle vicende familiari e alla guerra, che sta consumando vite e generazioni giovanissime. Troppo giovani per morire, ma non troppo giovani per capire che niente sarà più come prima. Ce ne parla insieme a Lella Costa.

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Italiano
Serbo-croato (latino)

Mai la questione Europa è stata così presente al Festival: sono molti autori ad esaminare in controluce i problemi di ieri e di oggi. «'Addio, cowboy' è un libro con una scrittura in continuo movimento, è un romanzo cinematografico: una macchina da ripresa che si muove rimanendo sempre a fuoco su un'emotività incredibile». Con queste parole Lella Costa, attrice, scrittrice e doppiatrice italiana, presenta al folto pubblico di Palazzo San Sebastiano Olja Savičević, giovane scrittrice autrice del bestseller sopracitato "Addio, cowboy". Il suo stile si può quasi definire cinematografico, è una scrittura veloce e frammentata che appare al lettore come una corsa contro il tempo vissuta dalla protagonista Dada, alla ricerca della verità sul presunto suicidio di suo fratello Danijel. La ricerca diviene così un tema fondamentale nel romanzo: è una ricerca della verità ma anche del tempo perduto, quello di un'infanzia vissuta ai tempi della guerra e dei western, in particolare dei spaghetti-western. I temi affrontati nel romanzo sono molteplici ma Olja Savičević, con l'abilità di una vera e propria regista, è capace di muovere la sua cinepresa focalizzandosi man mano su ognuno di essi, arrivando così a toccare tematiche che spaziano dalla fame durante la guerra al bullismo. In particolare, secondo la scrittrice croata è molto importante affrontare quest'ultima tematica con i bambini fin da piccoli. «I bambini si possono educare con la letteratura e l'arte» afferma Savičević. Con uno stile veloce, in cui le parole acquistano una musicalità e una volatilità tipica della poesia, la talentuosa autrice dalmata riesce così a descrivere la sua patria attraverso gli occhi di una ragazza troppo giovane per capire veramente la guerra ma abbastanza grande per ricordare di un prima e un dopo, con una delicatezza che permette di raccontare momenti drammatici quasi «in punta di piedi».

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